LA POLEMICA. Il presidente della Comunità montana risponde a Valdegamberi: «Ha ragione, ma serve più il dialogo» Il Comune di Verona respinge le accuse sul patrimonio archeologico «dimenticato» «I reperti non sono nostri, li abbiamo in custodia dallo Stato, decide la Soprintendenza» Patrimonio culturale irrimediabilmente perduto, come sostiene il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, le selci preistoriche del Museo civico di storia naturale di Verona conservate all'Arsenale e diventate blu per un processo ancora poco chiaro, o patrimonio recuperabile solo se ci fosse la buona volontà di sistemarlo degnamente invece che accatastarlo in casse e trasferirlo da una cantina all'altra? La denuncia di Valdegamberi su L'Arena di domenica scorsa, in cui sosteneva che non ci sarebbe stato questo danno se i reperti fossero stati assegnati ai musei della Lessinia, territorio dal quale provengono, è rinviata al mittente da Palazzo Barbieri, sede del Comune di Verona, responsabile del museo cittadino. Erminia Perbellini, assessore alla cultura e direttamente chiamata in causa preferisce evitare polemiche e lascia la parola al portavoce del sindaco Flavio Tosi per ribadire un concetto che dovrebbe smontare la polemica sul nascere: «I reperti non sono di proprietà comunale, ma li abbiamo in custodia dallo Stato. Dunque nulla si muove che non sia stato deciso dalla Soprintendenza competente. Inoltre non tutto il materiale arriva dalla Lessinia e non spetta al Comune decidere cosa destinare in un posto piuttosto che in un altro. Perciò la richiesta va girata altrove». L'idea, così come è stata espressa da Valdegamberi, sarebbe per il Comune di Verona «molto preistorica», un eufemismo per non dire primitiva. Dunque da quella parte ci si scontra con un muro di gomma, che non fa male, ma che non dà speranze che l'idea abbia successo. Più speranza arriva invece dal fronte della Lessinia, dove il presidente di Comunità montana e Parco, Claudio Melotti, è conviNto che «sul piano teorico Valdegamberi abbia ragione, perché è giusto che i reperti restino dove sono stati trovati, ma è anche corretto richiamare che ci sono discipline di legge di cui tener conto che impongono determinati protocolli per la custodia e la conservazione di reperti archeologici: dunque si devono seguire le giuste strade istituzionali ed è un percorso che noi abbiamo incominciato a fare». Melotti cita l'orma di dinosauro e la ricostruzione integrale dello scheletro di un orso delle caverne, reperti custoditi a Verona e trasferiti l'anno scorso al Museo geopaleontologico di Camposilvano dopo che si era riusciti a creare una nuova sezione dedicata allo scopo. «Ma anche più recentemente abbiamo insistito e ottenuto che la presentazione di un'importante scoperta scientifica che ha avuto risonanza internazionale, come quella del ritrovamento di ossa di uccelli nella Grotta di Fumane da cui l'uomo di Neandertal aveva strappato le penne per farsene ornamento, prima ipotesi avanzata a livello mondiale, fosse presentata a Bosco Chiesanuova nella sede della Comunità montana e del Parco». È convinto il presidente che sia questa la strada da seguire con impegno e discrezione perché «serve più il dialogo che le barricate» e con questo sistema è sicuro di riuscire fra qualche mese a portare anche altro in Lessinia. Lo sostiene in questa linea il direttore del Parco Diego Lonardoni: «L'obiettivo ce lo siamo prefissati e lo stiamo realizzando con anni di tessitura dei rapporti e maggior consapevolezza della realtà e delle potenzialità del sistema museale della Lessinia, riconosciuto da una legge regionale come di interesse locale. Con queste credenziali abbiamo potuto avanzare delle richieste e siamo anche riusciti a portare a casa delle cose, adeguando le strutture e nominando per ogni tematica un conservatore: Roberto Zorzin per la paleontologia, Marco Peresani per la preistoria ed Ezio Bonomi per l'etnografia». Un percorso più lungo di quello prospettato da Valdegamberi, ma che finora ha dato più risultato. Foto:
Riportare le selci in Lessinia? Diplomazia, non barricate
Il Comune di Verona ha respinto le accuse del consigliere regionale Stefano Valdegamberi sul patrimonio archeologico dimenticato, come le selci preistoriche del Museo civico di storia naturale di Verona. Il Comune afferma che i reperti non sono di proprietà comunale, ma li ha in custodia dallo Stato. La Soprintendenza Patrimonio culturale ha confermato che i reperti sono irrimediabilmente perduti. Il presidente della Comunità montana Claudio Melotti sostiene che Valdegamberi ha ragione nel richiamare l'importanza di conservare i reperti nella loro origine, ma che è necessario seguire le giuste strade istituzionali.
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