Diversi siti italiani sono nel mirino e potrebbero rischiare di essere cancellati dalla lista del patrimonio mondiale dell'Unesco: tra questi a sorpresa ci sono anche le ville palladiane. A lanciare l'allarme - riferisce una nota Ansa - è stato Francesco Caruso, ambasciatore d'Italia all'Unesco. Lo ha fatto a Paestum (Salerno), dove è in corso di svolgimento la settima edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico e dove si fa portavoce di proteste di cittadini che presto potrebbero costare caro ad un Paese, come l'Italia, che vanta il primato per il numero (39) di patrimoni Unesco presenti. «Siamo i primi da un punto di vista quantitativo ma non certo dal punto di vista della gestione qualitativa - ha dichiarato Caruso -. Qualche esempio di siti a rischio? Le ville palladiane, nel Vicentino, minacciate da costruzioni o svincoli autostradali. Il ministero dell'Ambiente e quello dei Beni culturali sono intervenuti, ora la presidenza del consiglio dovrà mediare ed eventualmente immaginare delle soluzioni alternative, come interramenti di alcuni percorsi, per evitare che il comitato mondiale del patrimonio consideri le ville prima 'sito in pericolo', questa è la procedura, e poi le cancelli». Il riferimento anche se non detto, pare chiaramente fatto all'autostrada Valdastico sud, che passerà non lontano da villa Biagio Saraceno del Palladio e da quella detta delle Trombe attribuita al Sanmicheli. «C'è poi il caso del Friuli Venezia Giulia dove c'è un altra situazione in pericolo, o la Val Camonica dove hanno piantato delle scale di ferro nelle rocce rupestri». E l'ambasciatore è andato anche oltre. Ha citato le proteste dei cittadini che parlano di un grande parco archeologico in Sicilia «dove ci sono indicazioni solo in italiano», di un altro grande sito della Campania «dove non ci sono bagni adeguati. Bisogna capire che non siamo affatto i primi della classe - ha concluso Caruso - e che l'Italia è seriamente a rischio».