ROMA Polemica rovente sul restauro del Colosseo e sui 25 milioni di euro di finanziamenti assicurati dall'imprenditore Diego Della Valle. La Uil ha presentato un esposto-denuncia alla procura e alla Corte di conti in cui contesta l'accordo e chiede di verificare se le procedure sono regolari e se ora il gruppo privato vanta un diritto esclusivo all'uso del Colosseo per 15 anni. Replica il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: «Tutto è stato fatto nella massima trasparenza, gestito dai massimi vertici dei Beni Culturali. Abbiamo impiegato quasi un anno a perfezionare la procedura». Salvatore Settis, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali osserva: «Mi sembra che siano necessarie delle correzioni». Il sindacato contesta i diritti commerciali concessi a Della Valle Il sottosegretario Giro: questa è una guerra a un'azienda italiana Alemanno: c'è trasparenza. Il Pd: punti da chiarire ROMA - Doveva essere «la fine di un incubo». Il contratto finalmente portato a casa per tirare a lucido il Colosseo, e metterlo al riparo dalle intemperie, almeno per il prossimo quarto di secolo. Un modello di sponsorizzazione da seguire anche per il futuro. E, invece, l'accordo con l'imprenditore Diego Della Valle sta diventando un "caso". I dubbi innescati dall'ex assessore capitolino alla Cultura Umberto Croppi alimentano nuove polemiche. Possibile che il sindaco Alemanno abbia concesso, come scriveva ieri Il Fatto Quotidiano, ad un privato l'esclusiva sul monumento? E per di più per la durata di cinque lustri? Il Campidoglio nega. «Tutto è stato fatto nella massima trasparenza, gestito dai massimi vertici dei Beni culturali - garantisce Alemanno - ci abbiamo messo quasi un anno a perfezionare la procedura». Ecco, appunto, il busillis sarebbe proprio questo: l'aspetto procedurale. Il percorso che ha permesso al gruppo di Della Valle di avanzare diritti su una delle sette meraviglie del mondo in cambio di 25 milioni di euro. Il segretario della Uil Gianfranco Ceresoli ha messo in dubbio la legittimità dell'operazione. Ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Roma e alla Corte dei conti. Vuole mettere i bastoni tra le ruote al sindaco. Lo accusa di aver messo in atto«una dismissione del Colosseo», senza «un qualsiasi parere del Comitato tecnico scientifico dei Beni Archeologici». E Alemanno? Il primo cittadino avverte: «Nessuno si inventi fantasie che possano essere da ostacolo». E rivendica «un restauro che Roma attende da almeno 30 anni». In quanto al ricorso «tutti hanno diritto di presentarli, ma non se ne comprende la ratio». Tra qualche giorno, ha assicurato il sindaco della Capitale, la convenzione verrà pubblicata sul sito internet del Mibac e tutti potranno prenderne visione» I passaggi più delicati verranno riesaminati. A cominciare dal progetto iniziale, quando Della Valle si propose come capofila di una cordata e mise sul piatto 2 milioni di euro contro i 34 che secondo i calcoli sarebbero serviti per il maquillage del monumento. Tra intermittenze varie e nuovi contatti si ritenne che sarebbe stata necessaria una gara di evidenza pubblica. Si arrivò così al bando e venne richiesto di indicare anche le ditte che avrebbero effettuato i lavori di restauro. Quest'ultimo aspetto, tutt'altro che marginale, non piacque, a quanto pare, al signor Tod's che scelse di non partecipare, e la gara andò deserta. Quello che è successo dopo è cosa nota. Il patron della Fiorentina stipulò un accordo direttamente con il Commissario straordinario Roberto Cerchi. Poteva farlo? Sì. Ma «è singolare», sostiene Cerasoli «che il Commissario delegato abbia impegnato la Soprintendenza per un periodo che supera largamente il proprio mandato» La questione è venuta fuori in tutta evidenza quando si è scoperto che l'Anfiteatro Flavio non era più tra le disponibilità esclusive dei Beni culturali. Assurdo ma vero. O almeno pare. Se è vero che la Volkswagen per lanciare un nuovo modello ne aveva richiesto l'utilizzo ricevendo la risposta che il permesso andava richiesto all'imprenditore della Tod's. Come se ormai le chiavi le avesse lui, Diego Della Valle. La Uil ora chiede al neo ministro Galan di «rinegoziare l'accordo». Lancia frasi incendiarie, parla di uno «Stato che di fatto ha venduto il Colosseo». Parole che riportano tutti nell'arena. Non solo i politici ma anche il mancato sponsor Volkswagen contro la Tod's SpA. Scarpe contro auto. Per il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro siamo di fronte «ad una guerra dichiarata contro un'azienda italiana», la cui unica colpa è «aver compreso che legare il nome al monumento era strategico e redditizio». Ma è lo stesso Giro qualche rigo più giù a far capire che la procedura di assegnazione non si è completata. E che dunque sull'immagine del monumento più caro ai romani non è detta l'ultima parola, «l'intero Piano di comunicazione predisposto dalla Tod's» che dovrà ricevere entro 30 giorni «i rilievi scritti del commissario e del Ministero. Dubbi che si autoalimentano e dubbi espressi con riserva. Per Salvatore Settis, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali si tratta di «una situazione da correggere, anche «se non ho ancora visto i documenti». Particolare non da poco. Il destino del Colosseo sta a cuore a tutti. Tutelarne la conservazione o l'immagine? Il Pd chiede rassicurazioni al ministro Galan, si fa rilevare «che questo accordo ancora non esiste». Il segretario romano del partito Marco Miccoli «trema per il futuro» dell'Anfiteatro. Il senatore dell'Idv Stefano Pedica prima ringrazia Croppi «per aver sollevato il caso». Poi chiede al sindaco Alemanno di dimostrare «carte alla mano», «se c'è o meno un investimento reale da parte dell'imprenditore Della Valle». L'ultima frecciata è per Giro «diventato il portavoce del sindaco». Anche il capogruppo Udc in Campidoglio Alessandro Onorato chiede lumi. «Non vorremmo - dice - che il dottor Della Valle si trasformi da generoso mecenate in un imprenditore che fa l'affare della vita». E dopo la Volkswagen, anche Woody Allen potrebbe bussare alle cancellate del Colosseo per le riprese. A chi dovrà chiedere il permesso?
Colosseo ai privati, è polemica sul restauro
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha firmato un accordo con l'imprenditore Diego Della Valle per il restauro del Colosseo, che prevede la cessione di diritti commerciali per 15 anni. La Uil ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Roma e alla Corte dei conti, contestando l'accordo e chiedendo di verificare se le procedure sono regolari. Il sindaco Alemanno afferma che tutto è stato fatto nella massima trasparenza, ma la Uil sostiene che il Commissario straordinario Roberto Cerchi abbia impegnato la Soprintendenza per un periodo che supera largamente il proprio mandato.
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