Scanner ottico spettrofotometrico. Sembra quasi uno scioglilingua e invece è una magia tecnologica capace di restituire leggibilità a manoscritti ormai quasi illeggibili e di dare vivacità a colori spenti. Si tratta di una magnifica evoluzione della macchina fotografica realizzata nei laboratori Infrn (Istituto Nazionale per la Fisica della Materia) che è stata utilizzata anche a Genova in occasione della mostra in corso alla Biblioteca Berio: la macchina ha effettuato il restauro virtuale del catalogo Canevari, il medico genovese del XVII secolo che ha lasciato in eredità alla città un patrimonio di libri. E dopo quello virtuale, la tecnologia potrà operare quello reale. Lo scanner ottico spettrofotometrico è in grado di riconoscere alla perfezione i colori e distinguere le differenze più fini. «L'idea dello scanner - spiega il dott Gianni Antonioli dell'Unità di Ricerca Infm dell'Università di Parma era nata nel nostro laboratorio di spettroscopia ottica e colorimetria in occasione delle manifestazioni per i 500 anni del Parmigianino. La Cariparma ha finanziato l'acquisto di alcune componenti hardware e software per la realizzazione dello scanner, e lo strumento doveva servire per riprendere il colore delle opere d'arte in quanto tale, analizzando le diverse lunghezze d'onda». Il principio di funzionamento di questo dispositivo non è paragonabile a quello delle normali macchine fotografiche: i risultati ricavati dalle diverse parti che lo compongono (camere digitali, spettrometri ottici, obiettivi fotografici, lampade di illuminazione) vengono interpretati ed elaborati da un software creato appositamente. Lo scanner riesce a suddividere l'immagine da riprendere in quadretti piccolissimi (circa un decimo di millimetro il lato), e può riconoscere fino a 4096 differenti livelli di colore. «Prima di essere contattati dalla nostra sede centrale di Genova prosegue il dott. Antonioli, che assieme al Prof. Fermi e al dott. Reverberi forma il team di lavoro del laboratorio - abbiamo utilizzato lo strumento su alcune opere importanti: il Cristo portacroce di Mazzola, la Schiava turca del Parmigianino e addirittura la Testa di Fanciulla di Leonardo, meglio conosciuta come la Scapigliata. Possiamo riprendere anche affreschi direttamente da parete, grazie ad un braccio meccanico che ruota di 90 gradi; l'esperienza del Catalogo Canevari è stata la prima su un manoscritto». Presso la Biblioteca Berio, infatti, è conservato come detto il Fondo Canevari, una raccolta, unica nel suo genere, di circa 2400 volumi del periodo compreso fra il 1400 e il 1600 collezionati dal dottore genovese Demetrio Canevari. Poco prima di morire nel 1625 il medico terminò l'indice di tutti i suoi volumi: il manoscritto autografo noto come Catalogo Canevari. Purtroppo il passare degli anni ha reso il volume totalmente illeggibile, e solo grazie all'intervento dello scanner ottico spettrofotometrico è stato possibile recuperare il testo originale. «Il restauro virtuale del catalogo spiega Laura Malfatto, dirigente della sezione conservazione della Berio - è stato realizzato grazie all'interessamento della Carige, ed è consultabile da tutti all'interno della mostra Saperi e meraviglie. Tradizione e nuove scienze nella "libraria" del medico genovese Demetrio Canevari che ospiteremo in biblioteca fino al 31 gennaio 2005. Il risultato finale ottenuto con lo scanner spettrofotometrico e il successo dell'iniziativa ci hanno incoraggiato ad andare avanti, e nel 2005 proseguiremo nel restauro vero e proprio del volume». Anche per lo scanner, dopo aver recuperato altri antichi manoscritti in pessimo stato di conservazione, è tempo di sosta in laboratorio; gli specialisti dell'Infm stanno lavorando per aumentare la sensibilità delle camere ed estendere il raggio d'azione alle lunghezza d'onda dell'infrarosso e dell'ultravioletto. «Questo è solo un esempio commenta Manuela Arata, direttore generale dell'INFM - di come le conoscenze e le competenze acquisite con lo studio della materia possono essere utilizzate per ricostruire, tutelare e conservare i beni culturali. L'Italia ha il maggior patrimonio mondiale di beni artistici e sarebbe auspicabile investire per ricerche sempre più avanzate anche in questo campo».