Una tassa di scopo consentirebbe di raccogliere i 5 milioni sostitutivi della quota del privato e raggiungere i 25 per i lavori di recupero Monza, 31 marzo 2011 -«Cinquanta euro? Per la Villa Reale? Sì, li pagherei». Ci pensa, solo un attimo, ma poi la risposta è convinta: «Si pagano troppe tasse e, spesso, non si sa per cosa - premette Filippo Gori -. Ma per una, davvero destinata alla Villa Reale, sarei d'accordo. Da troppi anni è abbandonata e un bene culturale è responsabilità di tutti tutelarlo». Va anche oltre la comprensibile idiosincrasia per le tasse l'immagine della Villa Reale, ristrutturata, aperta e, ovviamente, pubblica. Un luogo nel cuore dei monzesi non solo a parole. Al punto che in molti davanti all'ipotesi che il Comune istituisca un tassa di scopo da 50 euro a testa si direbbe disponibile a pagarla. Ed è una posizione che va oltre le etichette politiche, nonostante l'origine arrivi dall'ultimo Consiglio comunale. Quando, a sorpresa, è stato il gruppo della Lega Nord a uscire con la proposta provocatoria della tassa di scopo da 50 euro a contribuente nel 2012 per la Villa Reale. Un ultimatum politico per spronare i soggetti coinvolti sul futuro della Villa a superare difficoltà e imbarazzi sul bando regionale che, con 19 milioni di capitale pubblico e 5 milioni a carico del privato, prevede il recupero il corpo centrale della reggia del Piermarini e l'affidamento in gestione per 30 anni. Ma è pure una linea alternativa al bando stesso e alla criticatissima partecipazione privata per 30 anni nella gestione della reggia. Perché la tassa permetterebbe al Comune di raccogliere i 5 milioni, sostituitivi alla quota del privato per raggiungere i circa 25 milioni necessari a far partire i lavori di recupero. Ieri mattina, nelle strade del centro, la questione è stata semplificata dai retroscena politici. Si è pensato solo al futuro della reggia del Piermarini e alle proprie tasche. E le due cose hanno trovato un'intesa, forse inaspettata. «Per salvaguardare un bene culturale mi starebbe bene dare un contributo - Antonella Leonardi -. Cinquanta euro a testa sarebbe anche un gesto simbolico, per far capire l'importanza della Villa Reale. È poi importante non permettere che un patrimonio pubblico come la Villa sia sfruttato per interessi privati». C'è chi ha la Villa Reale nel cuore e la disponibilità a dare un contributo è quasi incondizionata «perché - spiega Gustavo Chinni, avvocato in pensione - è un luogo bellissimo che non merita di restare degradato e neppure di finire in mano a privati. Deve sempre essere di tutti e io sarei d'accordo a pagare per questo, anche se già dovrebbero farlo le istituzioni». Molti conoscono l'argomento. In particolare chi ha seguito le iniziative del comitato nato contro la «privatizzazione» della Villa e che ha raccolto 11mila firme per l'annullamento del bando regionale. «Piuttosto che vederla in mano a un privato per 30 anni, sono disposta a mettere 50 euro di tasca mia - dice Serena Riboldi -. Dovrebbe essere ovvio che un bene culturale debba restare sempre patrimonio di tutti: il Comune se ne faccia carico e, se proprio non ce la fa, chieda i soldi ai cittadini». A parlar di tasse in più, in Italia, non si conquista popolarità, ma «per far rinascere un patrimonio come la Villa Reale sarei d'accordo - sostiene Roberto Ghiro -. Però deve essere garantito che il sacrificio chiesto alla gente corrisponda davvero allo scopo». Guarda al risultato anche Giancarlo Cazzaniga: «Darei soldi per la Villa Reale però a fronte di un progetto di recupero serio, in linea con i migliori siti internazionali. E' un bene di valore incredibile che merita investimenti per tornare a essere goduta da tutti: la Villa Reale dovrebbe diventare un luogo bello, accessibile e funzionale».