Palatino Costruita nel 1600 su una cisterna romana. Ora sono a rischio anche i matrimoni prenotati da mesI Cronaca di un crollo annunciato: il più classico dei titoli per il più classico dei disastri «all' italiana». E da sabato resta chiusa San Bonaventura al Palatino, splendida chiesa francescana, realizzata nel Seicento su quanto restava di una cisterna dell' Acquedotto Claudio del I secolo d.C. E' successo sabato mattina, era già successo a inizio febbraio: grossi pezzi di intonaco che cadono dall' antica volta, ridipinta con finti cassettoni nel 1960 da un frate, Ortensio Gionfra, che ancora vive nell' attiguo convento. Colpa dell' umidità e delle infiltrazioni causate da un inverno troppo piovoso su un tetto che fa acqua. Stavolta l' intonaco scrostato è caduto su un altare minore, l' ultimo sulla destra prima di quello maggiore. Deve essere successo nella notte di venerdì, sabato mattina i frati hanno chiamato la Sovrintendenza, che ha risposto soltanto lunedì per confermare la decisione dei francescani di chiudere la chiesa a tempo indeterminato, «in attesa che possa essere operativo il finanziamento del Fondo edifici di culto», già stanziato, come recita la lettera dell' architetto della Sovrintendenza intervenuto. Perchè incredibilmente San Bonaventura potrebbe contare su 195 mila euro stanziati nello scorso settembre e mai utilizzati. In occasione del primo crollo, i frati avevano chiarito di avere chiamato più volte «sia per telefono, che per lettera», la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Lazio», ma senza mai ottenere risposta. E pensare che gli stanziamenti sarebbero addirittura due: ma il secondo, di 180 mila euro, potrà essere attivato soltanto quando sarà esaurito il primo. Intanto la chiusura «sine die» della chiesa, che contiene il corpo di San Bonaventura, amico e compagno di San Francesco, e fu costruita grazie ai fondi del cardinal Francesco Barberini, devoto del santo, rischia di creare disagi anche a molti futuri sposi. La sua bellezza e la posizione privilegiata ne fanno da sempre una delle chiese più richieste per i matrimoni, tanto che per sposarsi in San Bonaventura bisogna prenotarsi molti mesi prima. «Fra poco inizierà la stagione delle nozze e se non si fa in fretta, si rischia di deludere molte giovani coppie», spiegano i frati. Oltre ai 5-600 turisti che ogni giorno visitano la chiesa sul Palatino. Ma riaprire al momento è impossibile, se non si fanno almeno dei controlli sulla stabilità della chiesa. Lo stesso architetto nella sua lettera ha parlato di necessità di salvaguardare «l' incolumità pubblica». Ma le crepe sui muri e sulla volta diventano sempre più profonde. Non resta che raccomandarsi a San Bonaventura? Ester Palma Pagina 7