Ecco in che condizioni sono conservati alcuni volumi dell'Archivio NAPOLI. L'Archivio di Stato napoletano rischia di morire. La storica biblioteca, la quarta più importante al mondo, si è trasformata nel "cimitero" di libri antichissimi, alcuni dei quali risalenti al Settecento, che ora sono seppelliti nell'umidità e sommersi dall'acqua. L'area è un cantiere da ben 15 anni e la fine degli interventi, almeno per ora, sembra essere davvero lontana: non ci sono fondi per la risistemazione della struttura, neppure per comprare uno scateno con il quale poter accedere agli scaffali più alti. L'Archivio, che oramai cade letteralmente a pezzi (nonostante gli oltre sette milioni di euro investiti per il restyling), è totalmente off-limits per i disabili, troppe le barriere architettoniche e all'esterno la situazione non è migliore: la zona antistante a causa dei lavori ormai da anni è stata trasformata in un parcheggio. Ma nonostante questa situazione allarmante l'architetto della Soprintendenza ai Beni Culturali di Napoli che segue i lavori, Claudio Procaccini, minimizza: «Oramai manca pochissimo - ha affermato nel corso di un recente sopralluogo. Se i collaudi andranno a buon fine per il prossimo aprile i lavori saranno completi. La terza tranche delle opere, infatti, è già stata appaltata. Durerà un anno, durante il quale saranno realizzate le rifiniture e l'allestimento». Slitterà almeno di un altro anno, infatti, la consegna della nuova "torre da libraria" nell'area detta dei "pozzi", opera destinata a cambiare radicalmente l'operatività di tutto il complesso archivistico. Nella "zona dei pozzi", infatti, sarà realizzato il "grande archivio notatile" in cui confluirà la documentazione prodotta dal '400 al '900, attualmente divisa tra la sede di Pizzofalcone e quella centrale al Centro Storico, nonché i registri di stato civile di Napoli e provincia redatti dal 1809 al 1965. Ma intanto il degrado avanza e due anni fa si è già registrata una situazione grave in alcune stanze, dove interi fondi librari erano stati aggrediti dall'umidità ed altri accatastati in malo modo. Tutt'ora studiosi raccontano di fasci del '700 "inzuppati d'acqua" risalenti all'epoca di Carlo III. Procaccini riconduce l'ennesimo stop dei lavori alla lentezza dei pagamenti da parte del Ministero dei Beni Culturali nei confronti della ditta esecutrice dei lavori. «Il ritardo c'è perché l'erogazione dell'ultima tranche è avvenuta un anno dopo lo stanziamento. Quando la ditta concessionaria vanta crediti per 400mila euro è difficile chiedere uno sforzo anche per lavori di piccola entità» ha affermato. Lo stesso, però, difende il suo operato e assicura: «Nonostante il ritardo il progetto va avanti. Sono già state acquistate le scaffalature che copriranno lunghezza di diciassette chilometri, ed è già stato completato l'impianto antincendio con i relativi diffusori di gas. Quest'ultimo aspetto è tutt'altro che secondario, basti pensare che il costo delle sole bombole ammonta a trecentomila euro». Per la fine lavori passerà quindi un altro anno dopo il collaudo del secondo lotto, partito nei giorni scorsi. In pratica si sta procedendo alle prove di carico sui nuovi solai in cemento armato dove poggeranno le scaffalature cariche di faldoni. Si tratta del principale test per la struttura, i cui pavimenti dovranno reggere un peso di oltre quattro tonnellate per metro quadrato. Dati alla mano col nuovo assetto la torre libraria raggiungerà una superficie di 24mila metri quadrati, dislocati lungo i 34 metri di altezza complessiva. Saranno allestiti 17 km di scaffalature che andranno ad aumentare enormemente la superficie di stivaggio. Ogni piano sarà dotato di doppi servizi igienici ed inoltre verranno installati ben sei ascensori. Nel 2010 sono stati circa 2.200 gl'ingressi registrati in sala studi dell'Archivio di Stato di Napoli, su un totale di 15mila presenze. Un pubblico vasto, costituito per la maggior parte da ricercatori di discipline storiche, giuridiche ed umanistiche. Ma l'archivio storico partenopeo rimane una grande risorsa non valorizzata, a causa della fatiscenza della struttura e del ritardo delle opere di ristrutturazione. Attualmente il complesso risulta anche inaccessibile ai disabili a causa delle barriere architettoniche: mancano le rampe di accesso per le carrozzine, i montascale, e perfino i bagni non sono a norma. Non va meglio all'esterno del complesso: in quindici anni di lavori la piazza antistante l'ingresso si è trasformata in un parcheggio. Scene di ordinario degrado che mal si conciliano con le imponenti opere in corso.