Voluta dal trentino Alto Adige, la leggina al centro di polemiche è stata «congelata». La Skp: solo un passaggio tecnico MILANO Stop allo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio. Semplice battuta d'arresto di una leggina varata tra le polemiche lo scorso dicembre, o vittoria di chi l'ha contrastata? Associazioni ambientaliste in testa, con il Consiglio regionale della Lombardia. In sintesi: il presidente della Repubblica ha deciso di non firmare il Decreto, rinviandolo alla Commissione paritetica dei 12. Era rimasto bloccato per 4 mesi, tra le carte di Napolitano, e ora parrebbe avviato al "congelamento". In Trentino Adige, tra i fan del Parco dello Stelvio-spezzatino, si tende a vedere il bicchiere mezzo pieno. «L'ostacolo non è politico. Poiché il Consiglio dei ministri ha leggermente modificato il testo approvato dalla Commissione, la norma deve essere riapprovata ha dichiarato il deputato Svp, Siegfried Brugger al Corriere del TrentinoAlto Adige . Ma si tratta solo di un piccolo passaggio formale. Non dobbiamo ricominciare l'istruttoria da capo, semplicemente dare un ok tecnico». Tant'è. All'origine del provvedimento, infilato nel cosiddetto Decreto «milleproroghe», c'è la governance del Parco, che, in sostanza, da nazionale diventerebbe locale. L'accordo, però, fu sostanzialmente preso tra il governo di Roma e il governo di Bolzano (allora si sospettò che la leggina fosse immediatamente inserita in segno di gratitudine per il no alla sfiducia, votato alla Camera dal la Svp), che da anni chiede, con Trento, di poter gestire lo Stelvio. Al palo, fu lasciata la Lombardia, nel cui territorio, tra l'altro, ricade il 48 per cento dei 134.629 ettari dell'area protetta dal lontano 1935. Nelle polemiche che sono seguite, i favorevoli (anche l'assessore lombardo Alessandro Colucci) esaltavano l'idea del «controllo diretto delle comunità locali». In linea, con il tanto reclamato federalismo. I contrari invocavano l'articolo 9 della Costituzione (la Repubblica tutela il paesaggio). Gli ambientalisti, tra i più agguerriti, sostenevano, infine, che la gestione localistica avrebbe lasciato via libera ai costruttori, ai nuovi impianti di risalita, ai cacciatori. Ora che il presidente Napolitano non ha firmato il Decreto, sono i primi a prenderne atto con soddisfazione. Antonio Nicoletti, responsabile delle Aree protette di Legambiente, scrive, in una nota: «La prudenza del presidente Napolitano deve rappresentare un'occasione di ripensamento, riportando la palla in mano alla Lombardia, regione che era stata esclusa dalla trattativa Alto Adige e governo, per mettere in campo una riforma che garantisca l'unitarietà e il carattere di Parco Nazionale entro un unico piano di tutela, con regole chiare che rispettino sia gli interessi delle comunità locali dei tre versanti sia quelle della conservazione della natura». 134.620 Gli ettari su cui si estende il parco dello Stelvio. Il 48 per cento sono in Lombardia 1935 L'anno della costituzione del «Parco nazionale dello Stelvio»: è nato per tutelare flora e fauna
Parchi naturali. La divisione dello Stelvio bloccata dal Quirinale
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di non firmare il Decreto che avrebbe trasformato il Parco nazionale dello Stelvio in un parco locale, gestito dalle comunità locali. Il provvedimento era stato approvato dalla Commissione paritetica dei 12, ma il Consiglio dei ministri ha apportato modifiche che hanno richiesto la riapprovazione. Il parco, che copre 134.620 ettari, è stato creato nel 1935 per tutelare la flora e la fauna. La Lombardia, che ospita il 48% degli ettari del parco, era stata esclusa dalla trattativa.
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