Monza, il progetto di recupero agita anche la Lega MONZA. «Si faccia vedere come è ridotta la Villa Reale. Come sono conciati il primo e il secondo piano dopo un secolo di abbandono. Sono distrutti. E non sono da restaurare, ma da recuperare interamente». Marco Mariani è il sindaco di Monza e da 2 anni anche il presidente del Consorzio pubblico, costituito dai Comuni di Monza e Milano, Regione e ministero dei Beni culturali, che ha l'obiettivo di far rinascere la reggia voluta nel 1770 da Maria Teresa d'Austria e disegnata da Giuseppe Piermarini. Oltre 600 stanze degne di Napoleone e dei re d'Italia fino alla fine dell'800, poi semiabbandonate per tutto il 900 e che ora, per la prima volta dopo 111 anni di degrado, sono alla vigilia di un intervento di recupero anche se parziale, limitato solo al cosiddetto Corpo centrale. E' la parte più pregiata del complesso architettonico monzese, per cui è stato redatto in sede regionale un bando di gara per individuare il soggetto privato che si occupasse non solo dei lavori di recupero, ma pure della sua successiva gestione. Un bando, aperto a maggio e chiuso a novembre, a cui hanno partecipato due soggetti, e ora in ritardo nell'assegnazione. Ma pure una gara al centro di mille polemiche, per dubbi procedurali del Consorzio, ma soprattutto per i contenuti, quando i lavori di recupero sono stati ripartiti i 19 milioni di quota pubblica stanziata dalla sola Regione e 5 milioni di quota a carico del privato che, in cambio, riceverà anche la gestione per 30 anni dei 9mila metri quadrati rimessi a nuovo al canone di 30mila euro. L'accusa di "privatizzare" un patrimonio culturale è arrivata subito, con una petizione per all'annullamento del bando regionale che ha raggiunto le 11 firme tra cui quelle di un'ottantina di personalità come i premi Nobel Rita Levi Montalcini o Dario Fo, oppure l'architetto Renzo Piano e l'astrofisica Margherita Hack. UNA LINEA respinta da Mariani: «C'è l'inganno, perché hanno fatto la domanda: sei d'accordo con dare la Villa Reale a un privato per 30 anni a 30 mila euro all'anno? Anch'io direi di no. Non hanno invece aggiunto che lo stesso privato deve metterci 6 o 7 milioni all'anno per la manutenzione e dopo aver fatto i lavori di recupero». Ma oltre alla questione prettamente economica per il sindaco brianzolo la collaborazione con il privato è stata scelta strategica. «Per essere sicuri spiega - abbiamo valutato che chi avesse fatto il recupero avrebbe dovuto avere anche la responsabilità della successiva gestione, per cui poi servono professionisti del settore». L'obiettivo è di arrivare alla fine del recupero in tempo per le cerimonie legate all'Expo 2015, ma poi per lasciare alla città la prima parte di Villa Reale destinata a museo nelle sale del primo e secondo piano più prestigiose, a ad attività di servizio e accoglienza le altre. Parti in cui, come nel Belvedere, il privato potrà aprire un ristorante, oppure al piano terra che «diventerà la zona dei servizi per i visitatori chiarisce il sindaco -, dai bagni al punto ristoro, al book shop e tutto ciò che offrono ormai i musei degni di questo nome». Un progetto per cui è «assurdo pensare a privatizzazioni Anzi, l'obiettivo è aprire la Villa Reale e farla vedere a più gente possibile. Sarà sempre un bene pubblico dove sarà interesse del gestore privato fare in modo che sia frequentata il più possibile».