Il vicepresidente Zorzato spiega l'arrivo di Louis Vuitton ai Giardini Le pressioni di Orsoni la convenienza economica di avere la mostra di Plessi al posto degli Spazialisti VENEZIA. Ubi sponsor, minor cessat. Ovvero, a Venezia nell'arte contemporanea, più che le istituzioni veneziane e venete, comandano i Francesi: dopo François Pinault, Bernard Arnault, con il marchio Louis Vuitton. Sta diventando un caso seppure sotto traccia la fulminea «conquista» del Padiglione Venezia ai Giardini, requisito dal Comune per ospitarvi l'installazione «Mari Verticali» di Fabrizio Plessi durante la prossima Biennale Arti Visive, divenuta una dei simboli della Maison, da La Maddalena a Dubai, per le Louis Vuitton Trophy, le competizioni veliche del marchio di moda. Il tutto - come annunciato - in cambio del restauro del Padiglione dei Giardini. Ma ormai da diversi anni il Padiglione Venezia era gestito dalla Regione per precisa volontà dell'allora presidente della Regione e ora ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan e del suo portavoce Franco Miracco, già consigliere della Biennale per ospitare in occasione delle Mostre di Arti Visive e Architetture artisti veneti. Gli ultimi, in occasione della Biennale Architettura dello scorso anno, lo scultore, Toni Benetton e l'architetto, Toni Follina. Proprio per questo «timbro» veneto, la Regione aveva, nel 2007, inaugurato da una mostra su Emilio Vedova. Così doveva essere anche quest'anno a giugno, con una mostra dedicata agli Spazialisti veneti di ieri e di oggi curata da Giovanni Granzotto, e con delibera già approvata dalla Giunta regionale. Poi, improvvisamente, nel giro di pochi giorni, il vento impetuoso di Vuitton, sospinto anche dal sindaco-velista di Venezia Giorgio Orsoni - il Comune è proprietario del Padiglione, anche se da molti anni non sa che farsene e il dietro-front di Palazzo Balbi, con la mostra degli Spazialisti cancellata in un batter d'occhio senza neanche avvertire il curatore a fare spazio all'installazione di Plessi, videoartista reggano che però da anni, va ricordato, vive e opera a Venezia. Imbarazzato ma conciliante il vicepresidente della Giunta regionale e assessore alla Cultura Marino Zorzato: «C'era in effetti un'iniziativa espositiva già prevista dalla Regione, ma mi ha chiamato il sindaco Orsoni, con cui i rapporti sono ottimi, chiedendomi di ospitare invece al Padiglione Venezia la mostra di Plessi sponsorizzata da Louis Vuitton, che avrebbe anche restaurato il Padiglione Venezia. In un momento come questo è difficile dire di no a uno sponsor che propone un restauro, anche se il Padiglione Venezia poteva comunque essere già utilizzato e comunque il Comune ha di fatto sempre collaborato». Da parte sua la Louis Vuitton fa sapere di non avere imposto nulla al Comune con il Padiglione Venezia che ha un proprio curatore, Renzo Dubbini, ed un commissario, Madile Gambier e che Plessi «è un veneziano di fama internazionale», in linea dunque con la linea espositiva dello spazio, per una mostra prodotta da Arzanà Navi a cui la casa francese ha solo prestato l'opera di Plessi. Interessante sarà scoprire chi in futuro - tra Regione e Comune gestirà il Padiglione Venezia e se soprattutto gli artisti "indigeni" potranno esserne parte, con o senza sponsor.