L'archeologo Carandini ritira le dimissioni e andrà con il ministro a Pompei. Il cambio di marcia L'isola veneta diventa un'ex cantina con soffitto a volta, in un ristorantino a due passi da Fontana di Trevi. Perché alla tavola della delegazione della Regione Veneto (n.b. del Consiglio), capeggiata dal presidente Clodovaldo Ruffato che all'ultimo ha rinunciato alla carbonara, si materializza il ministro Galan. Anzi si materializza Giancarlo Galan, in camicia poco ministeriale, con il suo uomo-ombra Franco Miracco e due fedelissime dello staff portate da Venezia in men che non si dica. Il richiamo della terra viaggia sui telefonini, ed è un ritorno a casa, alle facce consuete, perfino alla politica domestica. Scendere in un seminterrato e trovare scampoli di famiglia politica è consolazione, mozione degli affetti, mettici pure un'occhiata, come dire, di controllo. E infatti, quando Galan torna a pensare al Veneto, eccolo ragionare in termini di strategia, di uomini, di forze proprie e altrui. «Forza Veneto? E' un marchio mio e lo gestisco io. Non lo brucio, che so, su Treviso. E nemmeno da qualche altra parte. Forza Veneto sono io, sarà un simbolo forte quando serve». Allusioni, più che progetti, ma si capisce che sotto c'è il confronto con la Lega, carte da giocare al momento giusto. Ma ci sono anche i sacconiani, le altre componenti del Pdl. Ruffato, dopo l'ultimo boccone di cacio e pepe, drizza le orecchie per captare indicazioni. Ma non arriveranno: troppe orecchie conviviali e soprattutto foreste. Il ministro dei Beni Culturali è reduce da un veloce confronto con Andrea Carandini, che è tornato al suo posto di presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali ritirando le dimissioni. Ha aspettato il ministro per due ore, poi una chiacchierata per capire «che l'aria è cambiata» e ricevere assicurazioni. L'archeologo torna volentieri, accompagnerà Galan a Pompei, prima tappa di una via crucis che abbonda degli abbandoni, delle impossibilità, delle omissioni di un ministero più derelitto di altri e infinitamente più esposto alla visibilità mediatica. Mentre ha ripreso in mano il sacro testo di Giulio Carlo Argan («E' un attimo fare gaffe, ti chiedono di tutto a bruciapelo»), ragiona sulla Venere di Morgantina, restituita dal Getty Museum: che è in sette pezzi da riassemblare, e vabbè, ma soprattutto dovrebbe tornare ad Aidone, un paesino della Sicilia in provincia di Enna talmente sperduto che è perfino difficile arrivarci in macchina. «Ma cosa ci va a fare lì?» si chiede il ministro che una domanda simile, apriti cielo, se l'era già posta per i bronzi di Riace, di cui i calabresi di Reggio sono talmente gelosi che li sanno vedere a pochissimi visitatori. Si annuncia la prima battaglia di qualcosa che sarà una guerra. Il ministro Galan non scrive poesie, a quanto si sa, anzi ha la tendenza a dimenticare anche quelle (altrui) pervicacemente imparate a memoria. Ripassa l'Infinito, ma dà l'impressione di stare con i piedi per terra: cosicché, sperabilmente, avremo chi affronta gli immani problemi del nostro patrimonio culturale con minor evanescenza. Fin troppo facile, adesso, dire che il nemico è Tremonti. Prima della miseria economica ci sono stati sprechi, incuria, disorganizzazione, perfino politiche assistenziali spacciate per difesa della cultura. L'ipertrofia di personale (e quindi costi), in alcune situazioni, è mirabolante, e fino a ieri sopportata con una rassegnazione pari all'incapacità di agire. Ma un sito che ha un visitatore l'anno, come quello archeologico di Ravanusa (nel 2009, dati da Vandali, di Stella e Rizzo) e 10 custodi (costo per la Regione Sicilia, fra stipendi e manutenzione: 340 mila euro l'anno) sarà pure un fiore all'occhiello per il suo territorio, ma un fiore decisamente appassito: o rifiorisce o si recide. Per ora le logiche del ministero continuano ad essere quelle della rappresentanza, della presenza: il ministro viene invitato ovunque, sempre. E visto che Bondi negli tempi era profondamente missing, la presenza di Galan è qualcosa che accomuna resurrezione e trasfigurazione. Mancano solo i miracoli