Un altare d'acqua. Più grande di un trilocale. Forse edificato per ingraziarsi l'abbondanza del Divino. O per specchiare una comunità prospera e felice. Benché, come mette in guardia Popper, non esista alcuna storia del passato come questo davvero accadde, perché abbiamo solo interpretazioni storiche, e neanche definitive, sembra chiaro che la vasca lignea dell'età del Bronzo, rinvenuta a Noceto, avesse per i nostri progenitori una funzione rituale. «Si tratta - spiega Maria Bernabò Brea, direttore del Museo archeologico nazionale di Parma e curatrice, con Mauro Cremaschi, del volume "Acqua e civiltà nelle terramare La vasca votiva di Noceto" (Skira, 2009) di un'opera il cui significato va ricercato nella sfera del sacro». La scoperta è del 2004, durante uno sbancamento in un cantiere edile a Torretta di Noceto: di colpo affiorano i segni di quella che, grazie all'intervento promosso dalla Soprintendenza per i Beni archeologici dell'Emilia Romagna, condotto con il Dipartimento di Scienze della terra dell'Università di Milano, si rivela un'ampia vasca in legno di quercia, datata al 1.500 avanti Cristo, scavata ai margini di un villaggio del periodo delle terramare. «È una poderosa opera di ingegneria e carpenteria: misura 12 metri per 7, con 24 pali verticali alti più di 3 metri, piantati a distanze regolari e bloccati alla sommità e alla base da un reticolo di travi ortogonali e diagonali per contrastare la spinta del terreno». La vasca è la versione recente di una sottostante, andata distrutta. «Fu scavata una cavità di 22 metri per 13 e 4 di profondità, in cui fu costruita una vasca di legno dalla struttura molto accurata, ma così rigida che implose». Se si è subito ricostruita un'altra vasca, imparando dai propri errori, doveva trattarsi di un'opera collettiva di capitale importanza, «forse realizzata per la celebrazione di un evento speciale». La sedimentazione nella vasca superiore testimonia che è stata riempita subito d'acqua e ne è sempre rimasta colma. «Un riempimento forse dovuto alla pioggia, perché non esistono strutture di adduzione dell'acqua». All'interno, erano deposti «oltre 150 vasi di ceramica interi o ricomponibili, 25 vasi miniaturistici, sette figurine di animali e una umana legati al culto domestico, poi resti di fauna tra cui molti bovini, cestini, ciottoli di fiume accuratamente scelti e tanti frammenti e strumenti lignei, tra cui quattro aratri». Rilevante, per interpretare questo eccezionale monumento della civiltà terramaricola, la posizione dei vasi: «Giacciono con l'imboccatura in alto e talora impilati: non sono stati gettati, ma posati. E questo fa pensare a un bacino artificiale atto a ricevere offerte votive». Il restauro e il consolidamento della vasca e dei reperti in essa contenuti è in corso, finanziato dal ministero per i Beni e le attività culturali e Fondazione Cariparma. «Per la ricostruzione della vasca e l'allestimento museale in un nuovo edificio polifunzionale del Comune di Noceto mancano ancora i fondi, ma arriveranno, vista la straordinaria rilevanza del manufatto, che non ha eguali né in Italia né al mondo».
PARMA Vasca votiva di Noceto. Ritorno alla preistoria
Un altare d'acqua di legno, scavato ai margini di un villaggio delle terramare, è stato scoperto a Noceto. La vasca misura 12 metri per 7 e ha 24 pali verticali alti più di 3 metri. È stata ricostruita due volte, la prima volta andò distrutta, ma la seconda volta è stata realizzata con una struttura più accurata. La vasca è stata riempita d'acqua e contiene oltre 150 vasi di ceramica, 25 vasi miniaturistici, sette figurine di animali e una umana. I vasi sono stati posati con l'imboccatura in alto, suggerendo un bacino artificiale per ricevere offerte votive.
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