Castelvolturno. Come un omicidio, imprescrivibile perché mai il tempo potrà restituire la vita a chi è stata tolta. Come una strage, delitto sottoposto alla giuria delle toghe e a quella della gente comune. E un omicidio, un attentato irreparabile, fu la costruzione della cittadella abusiva di Pinetamare: un milione e duecentocinquantamila metri quadri di cemento illegale lì dove c'erano la pineta secolare, la spiaggia, il mare. Per questo l'VIII sezione civile del Tribunale di Napoli (presidente Alessandro Pepe) ha condannato la società Fontana Bleu, che quella cittadella costruì oltre trent'anni fa, a risarcire allo Stato il danno procurato all'ambiente: trenta milioni di euro. Il giudice ha rigettato tutte le eccezioni presentate dalla difesa di Francesco Coppola, legale rappresentante della società immobiliare, prima tra tutte quella della prescrizione dell'abuso. Ha accolto, invece, la tesi degli avvocati dello Stato, Michele Gerardo, e del Wwf, Maurizio Balletta e Rossella Razzano, riconoscendo «il carattere permanente dell'illecito» e il danno ambientale «ai fini di profitto economico del tratto del litorale domizio oggi denominato Riviera Fontana Bleu». Il denaro, al quale vanno aggiunti gli interessi che matureranno da oggi all'esecuzione della sentenza, dovrà essere pagato al ministero dell'Ambiente, costituito in giudizio in favore dei cittadini tutti, danneggiati dalla trasformazione illegale del territorio. Il giudizio civile era stato avviato nel 1999, quando il ministero citò la società per «invasione e occupazione arbitraria» di vastissimi terreni di proprietà dello Stato. Su quella fetta di territorio, che va dalla darsena San Bartolomeo fino al confine con Ischitella, dagli Anni Sessanta al 1983 sono stati costruiti 3800 appartamenti (pari a un milione di metri cubi), parcheggi per 130.000 metri quadri, 350 aule scolastiche, 6.000 metri quadri destinati a edifici di interesse pubblico, 45.000 metri quadri destinati a strutture commerciali e ricreative. Un procedimento parallelo, che riguarda la costruzione della darsena, è in via di definizione. Il processo penale, invece, iniziato nel 1995 dopo i sequestri ordinati dal pm Donato Ceglie, dovrebbe concludersi, presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il prossimo 26 novembre. «Una sentenza importantissima - commenta l'avvocato Balletta - ma che in qualche modo ha il sapore di una beffa. Arriva quando la Regione Campania non approva la legge sull'abusivismo edilizio, e così mentre il giudice ordinario riconosce il danno ambientale per abusi commessi oltre vent'anni fa, non saranno mai puniti quelli commessi più di recente». Soddisfatto il segretario aggiunto del Wwf Italia, Gaetano Benedetto: «Come ha giustamente riconosciuto il giudice Pepe, si è costruito senza autorizzazione in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico-ambientale. Si è riconosciuto, così, che l'occupazione e la gestione economica, realizzata con costruzioni illecite, perdura ancora oggi. Non dimentichiamo che il Villaggio Coppola ha provocato una gravissima lesione a un ecosistema di particolare interesse naturalistico, tant'è che la parte residua scampata alla colata di cemento è stata dichiarata parco naturale e zona umida d'importanza internazionale».
LEGGI REGIONALI - AMBIENTE: Campania, Fontana Bleu deve risarcire allo Stato 30 mln di euro
Il Tribunale di Napoli ha condannato la società Fontana Bleu a risarcire allo Stato 30 milioni di euro per il danno ambientale causato dalla costruzione della cittadella abusiva di Pinetamare. La cittadella, costruita oltre trent'anni fa, ha causato la distruzione di una pineta secolare, una spiaggia e il mare. Il giudice ha rigettato le eccezioni della difesa e ha riconosciuto il carattere permanente dell'illecito e il danno ambientale. Il denaro dovrà essere pagato al ministero dell'Ambiente, costituito in giudizio in favore dei cittadini danneggiati. Il processo penale è in corso e dovrebbe concludersi il prossimo 26 novembre.
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