A Roma 150 anni in mostra all'insegna della valorizzazione delle differenze con molte grandi firme ROMA - In un'ora di disorientamento e frammentazione come l'attuale, l'Unità d'Italia vista dalle regioni non poteva che essere celebrata all'insegna della valorizzazione delle differenze. E infatti si intitola "L'unità dell'arte italiana nella diversità delle regioni" la mostra aperta ieri al Vittoriano dal Presidente della Repubblica Napolitano, la prima di una serie di iniziative che proseguiranno a partire da oggi in alcune zone topiche della capitale, dal Palazzo di Giustizia a Castel Sant'Angelo, da Valle Giulia a Fiumicino, sempre protagonisti gli enti locali. Col neo ministro della cultura Galan, il sottosegretario Letta e il presidente del Comitato delle celebrazioni Amato a fare gli onori di casa, sono stati i governatori (grandi assenti quelli del Nord) ad accogliere Napolitano e a presentargli le eccellenze dell'arte nelle rispettive regioni negli ultimi 150 anni. Ogni regione presenta quattro artisti, organizzati cronologicamente, e ad aprire la sfilata è il bellunese Ippolito Caffi con un olio del 1848 ("Visco Illiria assalto del 17 aprile 1848") prestato un po' forzosamente dai Musei veneziani, mentre nel centro esatto dell'esposizione campeggia un imponente Emidio Vedova del 1982, "Emerging '82-6". Ma il Veneto - qui rappresentato dal Consiglio e non dalla Giunta regionale (col presidente Ruffato e i consiglieri Tesserin, Grazia e Puppato) ha portato a Roma anche Giacomo Favretto e Arturo Martini, mentre il Friuli V.G. è presente con Zoran Music, Armando Pizzinato e Afro Basaldella. Una mostra con molte "grandi firme", dunque, come Pellizza da Volpedo e De Nittis, Fattori e Segantini, Boldini e Boccioni, Morandi e Scialoia, Melotti e Rotella, Burri e Luzzati, Tadini e Pistoletto, e che sarà richiamata in America, in autunno, dalla comunità italiana d'oltreoceano: ma anche una mostra che inevitabilmente riflette l'attuale deriva localistica e insieme i sempiterni vizi e difetti del nostro paese, che sa esprimere molte eccellenze, ma non riesce a farne una sintesi unitaria. Come se fosse possibile raccontare 150 anni di storia dell'arte immaginando pittori e scultori rinchiusi nelle rispettive "piccole patrie", alieni dai contatti fra loro ed estranei ai grandi flussi culturali e artistici internazionali. Il risultato è una sottovalutazione di correnti artistiche importanti, ma evidentemente poco "sentite" come "proprie" dai selezionatori regionali, come la Macchia, il Futurismo o l'Arte povera...Tanto più saltano agli occhi, dunque, il rigore intellettuale e la passione unitaria che animano invece un'altra mostra, dedicata al grande Ippolito Nievo, che si è chiusa ieri nella capitale (complesso di Sant'Andrea al Quirinale) ma che si trasferirà l'8 aprile a Udine, a Palazzo Giacomelli: promossa dall'omonima Fondazione la rassegna ricostruisce la breve ma intensissima vita dello scrittore garibaldino veneto-friulano attraverso le sue opere, i suoi preziosi manoscritti, i suoi talentuosi disegni, le sue precocissime lettere: come quelle con cui, appena decenne rinchiuso in collegio a Bussolengo, chiedeva ragione ai severi genitori del loro silenzio indifferente. La curatrice, Mariarosa Santiloni, racconta di un intellettuale capace di anticipare miracolosamente i temi della modernità - come le relazioni fra popolo e potere o la necessità di coinvolgere le donne in politica - e oggetto soprattutto all'estero di una fortissima riscoperta: basti dire che lo scorso anno la traduzione del suo romanzo "Angelo di bontà" si è collocata al 33esimo posto fra i libri più letti. A coronare la sua vicenda umana c'è anche la sua tragica fine, il 4 marzo di 150 anni fa, su cui aleggia un'aura di mistero alimentata dallo stesso pronipote Stanislao Nievo nel libro (ora in ristampa da Marsilio) "Un prato in fondo al mare": troppi sono gli interrogativi ancora irrisolti sull'affondamento nel Golfo di Napoli del brigantino su cui Nievo viaggiava, di ritorno dalla Sicilia con tutti i giustificativi delle spese della spedizione dei Mille. E su tutti la misteriosa ultima poesia della raccolta "Amori garibaldini", intitolata "Partendo per la Sicilia": 103 puntini, conclusi con un punto di domanda. Oggi si inaugurano le altre mostre sulle celebrazioni, "Regioni e testimonianze d'Italia": il Veneto espone le sue eccellenze di ieri e di oggi a Palazzo di Giustizia e a Fiumicino. Ippolito Nievo è il personaggio simbolo, mentre il testimonial prescelto è Red Canzian, dei Pooh.
Ci vuole un'arte per unire l'Italia
A Roma, la mostra "L'unità dell'arte italiana nella diversità delle regioni" è stata inaugurata al Vittoriano dal Presidente della Repubblica Napolitano. La mostra celebra le differenze regionali e presenta quattro artisti per regione, organizzati cronologicamente. Il Veneto è rappresentato con artisti come Giacomo Favretto e Arturo Martini, mentre il Friuli-Venezia Giulia è presente con Zoran Music, Armando Pizzinato e Afro Basaldella. La mostra riflette l'attuale deriva localistica e i difetti del paese, sottovalutando correnti artistiche importanti come la Macchia e il Futurismo.
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