«Contrepoint», faccia a faccia nel presente Il Louvre apre le porte ad artisti contemporanei, tra cui Boltanski, Gary Hill e Susan Hefuna, chiamati a dialogare con un oggetto o una sala del più istituzionale e simbolico tra i musei consacrati all'antico. MOMA: Due cinema e teatri nei piani sotterranei e una superficie espositiva che raddoppia, da trentamila a quasi 60 mila metri, come il costo del biglietto: 20 dollari Forse la grande maggioranza degli abituali visitatori si accorgerà appena che nella sala di antichità egizie c'è anche una scultura decisamente più geometrica e minimale, oppure che, in quella dedicata alla romanità, campeggia anche una video installazione. Forse, invece, qualcuno se ne domanderà il perché: in ogni caso, dal 12 novembre, le folle oceaniche che ogni giorno transitano per gli infiniti corridoi del Louvre avranno a che fare anche con i lavori di dieci artisti contemporanei, chiamati a interagire con un oggetto o una sala del più istituzionale e simbolico tra i musei dedicati all'arte antica. Contrepoint, questo il titolo dell'operazione curata da Marie-Laure Bernadac, vuole infatti favorire il dialogo tra passato e presente, rinverdendo una tradizione abbandonata sin dagli anni Cinquanta, ma prima di allora non così infrequente nella storia del Louvre. Delacroix, per esempio, pittore dalla modernità allora contestata, intervenne nella sala di Apollo, proprio tra le decorazioni del XVII secolo, mentre il cubista Braque realizzò nel 1953 una volta al centro di una boiserie cinquecentesca. Negli stessi anni poi, Georges Salles, direttore dei Musei di Francia, aveva allestito nella Grande Galleria delle opere di Pablo Picasso. Da allora, però, non era accaduto più nulla fino ad oggi, quando, indubbiamente, questa scelta comporta implicazioni differenti. Non soltanto perché nel frattempo i confini del linguaggio artistico si sono ampliati fino a comprendere i mezzi più disparati, ma anche perché l'istituzionalizzazione progressiva dei musei e la specializzazione forzata che connota il mondo museale nella sua interezza, consente raramente avvicinamenti tra due domini, l'antico e il contemporaneo, che invece potrebbero illuminarsi a vicenda. In qualche caso, infatti, nelle installazioni più riuscite, l'interferenza provocata dall'artista contemporaneo finisce per creare una riflessione importante: sulla conservazione degli oggetti e la loro ragion d'essere, sulla natura dell'arte e sul museo stesso. E' quello che avviene con il lavoro di Christian Boltanski presente a Contrepoint: da sempre interessato a questioni cruciali come la morte e l'infanzia, ha sfruttato al meglio questa occasione per continuare nella ricerca di «archeologia individuale». Il suo metodo di lavoro, infatti, che consiste nel recuperare oggetti che possano evocare momenti trascorsi e perduti della propria e dell'altrui vita, si adatta bene al contesto museale. In particolare nella sala 4 del Louvre Medioevale, che raccoglie oggetti quotidiani di varie epoche, le due vetrine firmate Boltanski sono davvero un'operazione di détournement riuscito. Nella prima l'artista ha scelto di rifare alcuni suoi lavori datati agli inizi degli anni Settanta. In questo modo ha cercato di interrogarsi sulla memoria, sul passato perduto e ritrovato, forse, proprio attraverso il lavoro manuale. Nella seconda invece, catalogati secondo la migliore tradizione etnografica, sono esposti gli oggetti perduti dai visitatori durante un mese. C'è uno zaino con tanto di Tour Eiffel ricamata, un paio di occhiali, cappelli di diversa foggia: Boltanski sembra così interrogare chi guarda circa la differenza tra un oggetto datato XV secolo e un altro invece risalente al XXI, una volta che sono passati entrambi attraverso la consacrazione museale. Interessante anche il lavoro di Xavier Veilhan, classe 1963, (che in questo momento espone con una personale anche al Centre Pompidou), il quale ha messo in relazione la sua idea di celebrità con quella del XVIII secolo. Accanto alle piccole sculture in porcellana, realizzate dalla manifattura di Sévres, tutte raffiguranti uomini illustri e riallestite su un tavolo dall'aspetto molto contemporaneo, Veilhan ha scelto di esporre un'altra statua. L'essere illustre del nostro presente è però un cane, la piccola Laika che nel 1957 fu spedita dai sovietici nello spazio. In questo modo Veilhan ha lavorato sulla presentazione museale e sulla raffigurazione degli animali, due aspetti che caratterizzano spesso il suo lavoro. Susan Hefuna, invece, di madre tedesca e padre egiziano, con la sua infanzia passata al Cairo, ha scelto di intervenire nella sala di Arte islamica, rimpiazzando uno di quei graticolati di finestra tipici dell'architettura araba, con uno contemporaneo che artigiani egiziani hanno realizzato su sua indicazione. Per rendere l'associazione più chiara, nel caso non lo fosse abbastanza, Hefuna ha installato dietro questa grata una sua fotografia: una separazione inappellabile tra l'interno e l'esterno che vuole simboleggiare la situazione della donna nella società islamica di oggi. Quindi Cameron Jamie, che da vero antropologo di forme rituali della contemporaneità (celebri i suoi video dedicati ai combattimenti di catch nelle diverse periferie del mondo) ha voluto lavorare nelle sale delle arti africane, asiatiche, d'America e d'Oceania. Sostituendo le vetrine dell'antico museo coloniale per disporre delle fotografie che raccontano una festa di Halloween dei nostri giorni, Jamie, che tra l'altro confessa di aggirarsi spesso nei saloni del Louvre in cerca di ispirazioni, ha mostrato come una certa ritualità oggi non sia affatto scomparsa. Infine Gary Hill, che non ha sconfessato la sua attitudine ipertecnologica e ha scelto per la sua installazione intitolata I cant' stop reading it la sala delle Antichità orientali. Da una parte la scrittura cuneiforme, dall'altra quella informatica del computer e ancora una volta il messaggio è lo stesso: l'universalità della lingua che prende solo aspetti differenti, così come quella dell'arte che sembra affrontare sempre le stesse questioni nonostante la moltiplicazione dei modelli e dei mezzi a disposizione.