L'ALLARME DEL COMITATO DI PORTOSALVO Sull'isola del carcere minorile napoletano un pezzo di storia del regno delle due Sicilie rischia sparire NAPOLI - La prossima pioggia intensa, o una giornata di maestrale, potrebbero essere fatali per la Lavanderia Borbonica, l'edificio ottocentesco che domina la baia dell'isolotto di Nisida. La struttura è gravemente danneggiata e il costone di roccia su cui è stata costruita, a picco sul mare, mostra evidenti segni di cedimento. Proprio a causa della sua posizione defilata nella cala di Porto Paone, è oggi l'unico tra gli antichi fabbricati dell'isola a non essere utilizzato dall'amministrazione penitenziaria. A vederlo così, pare piuttosto che lo abbiano dimenticato sugli scogli, inghiottito dall'oblio prima ancore che dai flutti. Il palazzo è raggiungibile seguendo un impervio sentiero nel verde e superando un ponticello di legno in parte crollato. «Quello che ci si trova dinanzi è francamente allarmante», spiega Antonio Pariante, presidente del Comitato civico di Portosalvo, associazione culturale che si batte per il recupero dei monumenti «a rischio estinzione» del capoluogo partenopeo. «L'edificio del 1815 è senza porte e finestre, corroso dalla pioggia e dal vento. E a peggiorare la situazione, le grosse fratture ben visibili nel terreno sottostante, che indicano il concreto pericolo di uno scivolamento in mare del costone». L'ingresso dell'edificio L'ingresso dell'edificio Nel 2005, la Soprintendenza ai beni architettonici di Napoli è intervenuta per consolidare il solaio e alcune pareti interne pericolanti, con un impegno di 25mila euro. «Ma per parlare di un vero e proprio recupero afferma l'allora direttrice dei lavori, Nicolina Ricciardelli servirebbe un finanziamento decisamente più cospicuo, finalizzato ad una precisa destinazione d'uso dell'edificio, inquadrato magari nell'ambito di attività culturali e ambientaliste aperte al pubblico». La promessa di una nuova «destinazione d'uso» l'aveva fatta nel 2003 il Ministero della Giustizia, all'avvio dei lavori per la costituzione a Nisida del Centro Europeo di Studi sulla devianza e il disagio giovanile. Il progetto prevedeva la riorganizzazione di tutte le strutture edilizie nell'isola per lo svolgimento di conferenze e incontri internazionali, attività di ricerca, studi e formazione. In un primo momento, la «Lavanderia Borbonica» era stata individuata come il luogo ideale per la «realizzazione delle sale per i seminari, attrezzate con moderni sistemi impiantistici ed informatici». Alla fine il centro è stato realizzato, ma escludendo dal progetto proprio lo sfortunato monumento. Marco Molino 28 marzo 2011