Respinti i ricorsi: lì non si può costruire. Dopo due anni la sentenza che blocca ancora la lottizzazione. Al Consiglio di Stato l'ultima parola MANTOVA. Il Comune di Mantova ha vinto al Tar il primo tempo della partita con l'immobiliare Lagocastello sui vincoli diretti e indiretti voluti, nel 2008, dalla giunta di centrosinistra guidata dalla Brioni e confermati nel 2009 dal ministero, su laghi, sponde e Rio. Gli specchi d'acqua sono stati ritenuti dai giudici amministrativi non prodotti della natura ma opere dell'ingegno umano e, quindi, da tutelare con un vincolo diretto come un qualsiasi monumento. Così come è da difendere, con un vincolo indiretto, la "cornice" in cui si inserisce quel "monumento", e cioè le sponde dei laghi di Mezzo e Inferiore. Il Tar ha respinto in toto i ricorsi della Lagocastello e della scoeità Conti, proprietaria di un piccolo appezzamento, che chiedevano l'annullamento dei vincoli che, di fatto impedivano la realizzazione, in fregio a strada Cipata, di un hotel e di 200 villette come previsto dal piano approvato dal consiglio comunale nel febbraio 2005 (sindaco Burchiellaro). Su quella lottizzazione il divieto di edificazione resta grazie alla conferma dei due vincoli «che possono reciprocamente convivere». Ai privati non rimane che ricorrere al Consiglio di Stato per fare valere le loro ragioni, smontate ora pezzo per pezzo dal Tar con una sentenza di 37 pagine, pubblicata ieri, due anni dopo la presentazione del ricorso. I giudici hanno anche respinto la richiesta di risarcimento inoltrata dai due ricorrenti per le opere di urbanizzazione già realizzate. Non solo. Hanno stabilito che le spese di giudizio siano compensate tra le parti e che il Comune riceva una somma di 256,50 euro dalle società che hanno perso il ricorso come «spese di verificazione». I giudici scrivono, inoltre, che non esiste quel "sospetto" manifestato dai privati, e cioè che i due vincoli siano stati riproposti (era stato annullato, in precedenza dal Consiglio di Stato, e solo per una parte di sponda, quello indiretto sulla tutela dello skyline della città, ndr) «al solo fine di impedire alle società di realizzare il vasto piano di lottizzazione». E non viene neppure ritenuto rilevante il fatto che quel piano sia stato approvato prima dell'apposizione del vincolo. I giudici osservano anche che «sotto il profilo edilizio ed ambientale, nulla è ancora del tutto concluso e definito» visto che manca ancora l'adozione della Via, così come ancora non ci sono i relativi permessi edilizi. Dal Comune, fino a ieri sera, non è trapelato alcun commento ufficiale: «La sentenza è stata resa nota solo quando i nostri uffici erano già chiusi - hanno fatto sapere da via Roma - e, quindi, ci riserviamo di farla esaminare domani (oggi, ndr.) dal nostro ufficio legale». Viene, però, fatto osservare come la sentenza, sfavorevole ai privati, dimostri che da parte del sindaco Sodano non vi è stato alcun tentativo di "transare" con i privati.