Il deputato Mauro Pili: «Minoja non può fare lo sceriffo». Centrodestra scatenato. Emilio Floris critico con Minoja: «Non tollero speculazioni su progetti che riguardano il turismo: impedire gli spettacoli significa impoverire l'offerta della città». «La chiusura dell'Anfiteatro è un atto contro Cagliari e la Sardegna. E una prevaricazione gravissima messa in atto da organi dello Stato che continuano in una logica coloniale ad imporre decisioni che minano la collaborazione istituzionale e il buon senso delle istituzioni». E dura, l'interrogazione alla Camera dei deputati di Mauro Pili, che poi a voce aggiunge: «Il sovrintendente non può fare lo sceriffo e dire che impedirà con tutte le sue forze gli spettacoli». Lo scontro è aperto. E anche un altro parlamentare del Pdl ieri ha dato il suo contributo: il senatore Mariano Delogu ha chiesto all'avvocato cagliaritano Eulo Cotza di preparare un ricorso per impugnare le decisioni del sovrintendente Marco Minoja. La scelta di chiudere l'arena agli spettacoli, nonostante le tribune di legno non possano essere rimosse prima della fine dell'estate, ha scatenato le reazioni dei due big pidiellini. Pili ha anche contestato le argomentazioni di Minoja («sono risibili, strumentali sul piano tecnico») e ha chiesto al neoministro della Cultura Giancarlo Galan di «intervenire immediatamente perché l'opposizione della soprintendenza è un'offesa al buon senso e mina alla radice il rispetto istituzionale». «LUOGO PER GLI SPETTACOLI». Delogu, che da sindaco decise di aprire l'Anfiteatro agli spettacoli realizzando gli spalti, ricorda che «l'arena è stata costruita secoli fa per fare gli spettacoli. Se si smontassero le tribune, rimarrebbe a metà: dobbiamo ricordare che manca tutta la parte centrale del monumento perché le pietre vennero rubate. Se si deve intervenire, è meglio che si rafforzi la struttura di legno invece che smantellarla. Costerebbe anche meno». E i danni di cui parla il sovrintendente? «Il monumento non è stato danneggiato in alcun modo. Durante I'intervento, badammo a non rovinare le pietre. Abbiamo semplicemente sostituito le parti mancanti con il legno». Delogu, annunciando il ricorso, aggiunge: «Non deve essere tutto in mano al sovrintendente di turno, che arriva a Cagliari e decide di bandire gli spettacoli dal monumento. Credo ci sia un giudice a Berlino e che tutto questo si possa fermare. Altrimenti diventerà un immondezzaio. Invece è un luogo fatto per gli spettacoli. Lo apprezzò perfino Nicola Mancino, che certo non ha posizioni politiche vicine alle mie». LA PROPOSTA. Il sindaco Emilio Floris è critico con Minoja: «Mi pare che, come in altri casi, alcuni rappresentanti delle istituzioni statali prendano decisioni importanti per la città senza parlarne con il sindaco. Noi non abbiamo nessun interesse a danneggiare il monumento, anzi, siamo i primi a volerlo preservare. Ma non tollero speculazioni su discorsi che riguardano il turismo: impedire gli spettacoli significa impoverire l'offerta della città». Il primo cittadino parla anche della necessità «di metter su un progetto sostanzioso, che non riguardi solo l'Anfiteatro ma anche l'ospedale militare, il carcere di Buoncammino e tutta l'area intorno all'arena». LE TRIBUNE SONO AGIBILI». L'assessore comunale ai Lavori pubblici Raffaele Lorrai interpreta le motivazioni scelte dalla sovrintendenza (che parla di «pericolo per persone o cose») come un "sconfinamento" nelle competenze di altre istituzioni: «Sono i vigili del fuoco a dover dire se le tribune sono agibili, non certo il sovrintendente ai Beni archeologici. Dobbiamo essere seri e non fare i buffoni. Le tribune per noi sono agibili, e se fossimo autorizzati a fare gli spettacoli faremmo tutti i collaudi necessari». Poi una precisazione sul monumento: «E inutile che qualcuno cerchi di vendere l'Anfiteatro per quello che non è: la struttura non esiste più, c'è ancora solo il 26 per cento di quello che costruirono i romani». Intanto, ieri sono state pubblicate le date dei concerti di Zucchero. L'artista emiliano si esibirà - il calendario è già chiuso - il 25 luglio a Cagliari. Dove? Il cartellone è chiaro: il concerto si terrà all'Anfiteatro romano. Si vedrà. ADA LAI «Chiuderlo? Sarebbe un colpo per il turismo» Chiudere l'Anfiteatro sarebbe un colpo duro anche per il turismo: «E una delle attrazioni maggiori della città, specialmente in estate», dice Ada Lai, da qualche mese direttore generale del Turismo per la Regione. «I suoi spettacoli sono complementari alla grande estate cagliaritana. Non dobbiamo dimenticarci che se la città non è animata, non si fa turismo. Senza l'Anfiteatro mancherebbe la qualità e le cose di cattiva qualità non attirano la gente. L'ottanta per cento delle vacanze ha motivazioni culturali». Eppure la decisione del sovrintendente Marco Minoja sembra non lasciare spazio a molte speranze. «Cagliari non merita di perdere l'arena di viale Fra Ignazio. Va rimodernata, questo sì. Ma dobbiamo evitare che le tribune vengano smontate e basta: diventerebbe una discarica, come era fino a dieci anni fa, e questo non è assolutamente ammissibile», prosegue l'ex dirigente comunale. Che suggerisce anche una via d'uscita ricordando una soluzione già proposta nel 2007: «Il sovrintendente era ancora Scarpellini, e venne preparata una delibera, mai portata in giunta per l'approvazione, nella quale veniva prevista una tempistica precisa per smontare e rimontare le impalcature. L'obiettivo del documento era quello di tutelare sia il sito archeologico che gli spettacoli». L'esatto contrario di quello che sta accadendo ora: «E Cagliari non merita di perdere l'Anfiteatro per anni. La relazione. Il giudizio impietoso degli esperti della Sovrintendenza: «Smantellatele» «Gradinate pericolose per il pubblico» «Lo smontaggio è ormai improrogabile, non solo per poter predisporre i necessari interventi di ripristino e manutenzione straordinaria, ma anche per il degrado raggiunto dall'impianto ligneo delle strutture, cosa che rende impossibile da parte della Sopritendenza, per la sicurezza delle persone e delle cose, il rilascio di ulteriori autorizzazioni alla realizzazione degli spettacoli». Insomma, non solo l'Anfiteatro romano rischia di subire danni irreparabili, ma in pericolo, nel caso si continuasse a usarlo come arena per concerti, ci sarebbe persino l'incolumità degli spettatori. Il sovrintendente ai beni culturali Marco Minoja non usa giri di parole nella lettera di accompagnamento con cui, il 29 marzo, ha trasmesso al sindaco Emilio Floris la relazione stilata dagli esperti del Ministero sullo stato di salute del sito archeologico. E in coda avvisa l'amministrazione che, se non smantellerà al più presto le gradinate in legno, attiverà tutte le procedure sanzionatone previste dalla legge. Il sopralluogo risale al 10 marzo ed è stato effettuato dai tecnici dell'istituto superiore per la conservazione degli Anfiteatri, Maria Grazia Flamini, Maria Concetta Laurenti, Antonella Altieri, Giuseppina Fazio. Le strutture in legno - si legge nella relazione - «oltre a causare danni di varia natura al monumento, per la loro invasività impediscono anche il completo rilevamento dello stato di conservazione e gli interventi necessari». Tra i problemi rilevati la presenza di licheni «sulle superfici orizzontali delle gradinate», mentre «le piante erbacee e arboree», considerate le più dannose, «sono localizzate a ridosso delle strutture soprammesse». Inoltre «quando piove la parte sotterranea si allaga e la struttura sovrammessa, impedendo l'evaporazione dell'acqua, determina sia un incremento di fenomeni di disgregazione della pietra, sia un diffuso sviluppo di patine biologiche». A rischio però per gli esperti c'è anche la stabilità stessa delle gradinate in legno, dove «è in atto una diffusa e profonda colonizzazione da parte di funghi responsabili della carie bruna del legno» che «provoca un danno irreversibile con la progressiva perdita di resistenza meccanica del legno».