L'assessore Finazzer offre una mostra. «Ma solo con l'ok dei reggini» IL CUORE oltre l'ostacolo, Milano vuole i Bronzi di Riace ospiti dell'Expo. Se la Regione, come ha annunciato al Giorno l'assessore alla Cultura Massimo Buscemi, ha intavolato da settimane una trattativa con la giunta calabrese guidata da Giuseppe Scopelliti nell'ambito di un già avviato gemellaggio culturale, anche il Comune scende in campo con l'assessore Massimiliano Finazzer Flory. E il titolare della Cultura a Palazzo Marino rilancia: «Sono pronto a prestare a Reggio Calabria i nostri Boccioni, in cambio di una visita dei Bronzi». Uno scambio archeologico-futurista, se non alla pari, nel nome dell'Unità d'Italia. Che andrà in porto, però, «soltanto se gli amici calabresi saranno d'accordo». Finazzer vuole il consenso della popolazione reggina, particolare non da poco vista la mezza rivoluzione provocata di recente da una frase del nuovo ministro della Cultura Giancarlo Galan, reo di aver osato rimettere in discussione l'irremovibilità delle statue. Assessore, li invitiamo i Bronzi? «Assolutamente sì, sono convinto che tutto quel che è patrimonio dell'umanità debba essere goduto dal maggior numero possibile di persone. Questa è la migliore politica di conservazione possibile: la promozione. Per questo motivo ho proposto più volte alle autorità calabresi di cogliere l'occasione dell'Expo per un progetto comune». Quindi anche lei si era mosso. Di che si tratta? «Reggio Calabria è la città natale di Umberto Boccioni. Bene, noi di Boccioni ne abbiamo 22. E siamo pronti a prestare alcune opere, con una mostra strutturata e pagata da noi, se riusciamo a organizzare una visita dei Bronzi in prospettiva Expo». Un ostaggio? «Uno scambio tra arte antica e futurismo, nel nome dell'Italia unita. Non solo possibile ma necessario, per aprire un nuovo dialogo culturale tra Nord e Sud. Ma a una condizione». Quale? «Anche se le decisioni sui Bronzi spettano alla Sovrintendenza archeologica della Calabria, quindi al Ministero dei Beni culturali, questa operazione non si può fare se non è condivisa dai calabresi, oltre che dai milanesi. Se la città di Reggio Calabria non amerà questo progetto, io mi fermerò». I PRECEDENTI Il sogno del tour ma il popolo disse di no anche ai cloni I REGGINI sono un osso duro. Da quando i Bronzi furono ripescati dallo Jonio, ogni tentativo di farli espatriare s'è scontrato con una sollevazione di popolo. «Il miracolo dei Bronzi», lo chiama lo storico Pasquale Amato che sul sito Newz.0 ha ricostruito la storia dei «tentati scippi», dalla prima e unica trasferta a Firenze per il restauro dopo duemila anni sotto il mare. Ed ecco che subito i fiorentini «vennero tentati dall'idea di trattenerli», poi l'intervento salvifico del Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Seguono due Presidenti della Regione Calabria: negli anni '90 Giuseppe Nisticò ipotizza un tour mondiale dei Bronzi come testimonial di una campagna anti Aids (bloccato da Sovrintendenza e Istituto del restauro), nei Duemila Giuseppe Chiaravalloti finanzia la donazione, per mandare in giro almeno le copie. Niet, e sulle barricate c'è l'allora sindaco di Reggio Giuseppe Scopelliti, che lancia un referendum finito ovviamente in plebiscito per il «no». Oggi è lui il governatore, e al Pirellone ha detto di essere «disponibile» a ragionare su un viaggio dei Bronzi all'Expo. Intanto, nel 2009, la citta s'era ribellata alla «pazza idea» di Berlusconi di esporre i guerrieri al G8 della Maddalena (archiviata causa spostamento all'Aquila), seguita da una «campagna d'autunno» contro trasferimento delle statue a Roma, per il restauro «conservativo e conoscitivo». Che si fa, ma a Reggio, nella sede del Consiglio regionale.