Si fa presto a dire Inquisizione: vengono subito in mente ecclesiastici spietati, carceri buie, torture, roghi. Ma studiarla è tutt'altro che facile, come possono testimoniare gli storici che se ne occupano. Il materiale è sparso in decine di sedi, spesso lacunoso e non inventariato, difficilmente accessibile. Una situazione che non incoraggia certo le ricerche. Per venirne a capo, hanno unito i loro sforzi tre diverse istituzioni. In primo luogo il ministero dei Beni culturali, retto da Giuliano Urbani. Poi la Congregazione per la dottrina della fede, guidata dal cardinale Joseph Ratzinger, che dal 1998 ha aperto gli archivi centrali del Sant'Uffizio e dell'Indice dei libri proibiti. Infine il Centro di ricerca sull'Inquisizione dell'Università di Trieste, che funge da struttura di coordinamento di un gruppo nazionale dì studiosi diretto da Adriano Prosperi. Insieme hanno avviato un progetto di censimento della documentazione inquisitoriale in Italia. L'accordo, firmato di recente a Roma, consentirà la catalogazione digitale di tutte le fonti esistenti nel Paese. Sarà un lavoro complicato, anche perché di Inquisizioni ce ne furono diverse. Quella medievale, sorta nel XIII secolo per combattere le eresie; quella spagnola, istituita nel 1478 su impulso della locale monarchia e dipendente più dallo Stato che dalla Chiesa; quella romana, organizzata in forma centralistica dal pontefice Paolo III, nel 1542, per opporsi alla Riforma protestante. Per giunta nella nostra penisola il panorama si diversificava in ragione della frammentazione politica. «Nell'Italia centrale e settentrionale spiega il professor Andrea Del Col, direttore del Centro di Trieste operava l'Inquisizione romana, anche se nella Repubblica di Venezia la sua azione era regolata da accordi specifici tra la Serenissima e la Santa Sede. L'Inquisizione di Spagna era presente soltanto in Sicilia e Sardegna, possedimenti della corona d'Arago-na. Nel Regno di Napoli c'era una situazione particolare, perché la nobiltà locale aveva ottenuto che i dominatori spagnoli tenessero alla larga i loro inquisitori, quindi l'attività di sorveglianza e repressione veniva gestita a livello vescovile, sia pure sotto la supervisione di un ministro inviato da Roma». Comunque, nemmeno un palmo del territorio italiano sfuggiva a un pervasivo controllo sulle coscienze e sul pensiero, da cui spesso scaturivano pesanti persecuzioni, che solo con il tempo divennero meno cruente. «L'ultima esecuzione capitale ricorda Del Col avvenne a Roma nel 1761. Ma ancora alla fine del XVIII secolo il conte di Cagliostro, processato per la sua appartenenza alla massoneria, morì in carcere nella fortezza pontificia di San Leo, presso Urbino». Vicende apparentemente remote, ma non certo inattuali, in tempi di risorgente intolleranza religiosa. «Poco dopo prosegue lo studioso le truppe francesi del generale Bonaparte invasero lo Stato della Chiesa. E proprio Napoleone fece portare a Parigi migliaia di fascicoli processuali dell'Inquisizione, che alla sua caduta andarono in gran parte perduti, perché la Francia non volle sostenere le spese del rientro in Italia». Un vero peccato, per i ricercatori di oggi: il potere temporale dei papi aveva tante colpe, ma disastri ne combinarono anche i suoi avversari.
Archivi aperti, ora l'Inquisizione non avrà segreti
Il ministero dei Beni culturali, la Congregazione per la dottrina della fede e il Centro di ricerca sull'Inquisizione dell'Università di Trieste hanno unito i loro sforzi per censire la documentazione inquisitoriale in Italia. Il progetto, firmato di recente a Roma, consentirà la catalogazione digitale di tutte le fonti esistenti nel Paese. L'Inquisizione in Italia fu presente in diverse forme, tra cui la medievale, la spagnola e la romana, con una presenza diversificata in ragione della frammentazione politica. L'Inquisizione romana operava principalmente in Italia centrale e settentrionale, mentre la Spagna aveva una presenza limitata in Sicilia e Sardegna.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo