Il restauro finanziato da Vuitton. Una mostra di Plessi MILANO Due mesi per ripulire e tamponare le ferite (le infiltrazioni d'acqua hanno sfigurato l'interno) del Padiglione Venezia, elegante struttura a forma di emiciclo, Anni Trenta, collocata sull'isola veneziana di Sant'Elena. L'operazione restauro verrà annunciata oggi alla Sala degli Stucchi di Ca' Farsetti, Venezia Per il 4 giugno, inaugurazione della 54 Biennale Internazionale di Arte, tutto dovrà essere terminato. Prima mostra in calendario nel padiglione tirato a nuovo (verrà gestito al Comune di Venezia, a cui l'edificio appartiene): i «Mari verticali» di Fabrizio Plessi che proprio alla Biennale espose le prime cose negli anni 70 , dodici gigantesche imbarcazioni che emergono da bacini colmi d'acqua ed ospitano nella chiglia proiezioni di flutti e correnti marine. Il padiglione, progetto dell'architetto Brenno Del Giudice, è in uno stato di degrado: all'esterno il distacco degli intonaci; all'interno una parte del soffitto crollato a causa delle infiltrazioni d'acqua, che hanno pure rovinato un'ampia fetta di pavimentazione originale. A finanziare l'operazione Louis Vuitton, marchio del lusso francese che in Italia ha una base alquanto nutrita di estimatori (siamo il primo mercato europeo) e Arzanà Navi. «Perché il Padiglione Venezia? Volevamo restituire alla città un luogo simbolo dell'arte veneziana. Come tramandiamo il savoir-faire dei nostri artigiani, così riteniamo giusto preservare per le generazioni future le opere d'arte», dice Pietro Beccari, vice presidente di Louis Vuitton, oggi a Venezia per l'annuncio, fedele ad una filosofia che il marchio porta avanti da tempo: da una parte il legame con l'arte (lo stesso Marc Jacobs, stilista di Vuitton, ha spesso collaborato con artisti contemporanei, «non siamo geni, seguiamo i passi di chi ci ha preceduto», ripete spesso); dall'altro «l'abitudine a restituire luoghi d'arte e cultura a un territorio che nel corso degli anni ci ha dato molto in termini di lavoro artigianale», aggiunge Beccari. A Fiesso d'Artico, provincia di Venezia, Louis Vuitton produce le sue scarpe: un atelier di 300 persone «che è il cuore pulsante del nostro business». La scelta del Veneto, dunque, non è causale e ha due precedenti nel restauro della Pala di San Salvador (sempre nella città lagunare) e nel progetto di ripristino della monumentalità del recinto delle Arche Scaligere (a Verona). Veneto, ma non solo. Il Giappone è l'altro Paese in cui il «braccio artistico» di Vuitton sta concentrando i suoi sforzi. Il restauro della Maison de Kiso (una casetta giapponese in legno del 1861, a Parigi) e l'apertura dell'Espace Louis Vuitton a Tokyo lo scorso gennaio testimoniano la storica vicinanza. «Siamo in Giappone dal '78. E un popolo straordinario, sta dimostrando una grandissima voglia di vivere e di reagire», dice ancora Beccari, reduce da un incontro con il presidente e Ceo di LV Giappone, Frederic Grangie, nel quale sono stati confermati impegni e strategie di investimento nel Paese. In Italia due date: a settembre la riapertura del rinnovato negozio di Montenapoleone e tra fine 2011 e inizio 2012 a Roma, Piazza San Lorenzo in Lucina, l'apertura della boutique nell'ex Cinema Etoile. All'interno, un piccolo cinema di 25 posti.
Torna il padiglione storico della Biennale di Venezia
Il Padiglione Venezia, un edificio dell'Anni Trenta, è stato restaurato grazie a una finanziaria di Louis Vuitton e Arzanà Navi. Il restauro, che dovrebbe essere terminato entro il 4 giugno, mira a ripulire e tamponare le infiltrazioni d'acqua che hanno danneggiato l'interno. La mostra di Plessi MILANO, che esporrà dodici imbarcazioni gigantesche con proiezioni di flutti e correnti marine, sarà inaugurata alla 54 Biennale Internazionale di Arte. Il padiglione, progettato dall'architetto Brenno Del Giudice, è stato in uno stato di degrado e ha richiesto un intervento di restauro.
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