La storica dimora sottratta al degrado dopo il rogo del '43 Tre fratelli Salvatore, Daniele e Marcello Antignani, figli dello storico pasticciere di Pomigliano d'Arco, hanno lavorato al progetto per cinque anni Il restauro. A San Paolo Bel Sito l'esempio felice di un'iniziativa imprenditoriale che si coniuga con la cultura I1 Vesuvio sullo sfondo, i vigneti (ora i noccioleti) intorno, il mare laggiù, le isole in lontananza. Che spettacolo, Villa Montesano. la nobile famiglia dei Mastrilli la possedeva sin dal XVII secolo, e forse ne affidò un primo restauro al celebre architetto Cosimo Fanzago. Passò poi alla famiglia patrizia napoletana dei Capecelatro. Fu luogo di riposo e svago per personaggi illustri: nell'estate del 1798 vi soggiornò Domenico Cimarosa in fuga dall'esaurimento nervoso. Nel-l'800 ne divennero proprietari i Marchesi di Casanova, nel XIX secolo i Contieri. Durante la Prima guerra mondiale ospitò i profughi friulani fuggiti dal fronte bellico dopo la disfatta di Caporetto. Ma le fiamme la divorarono nel settembre 1943, quando le truppe tedesche in ritirata vi appiccarono il fuoco per rappresaglia: vi erano infatti custoditi ironia della sorte proprio per sottrarli alla furia bellica i documenti dell'Archivio di Stato di Napoli e le opere d'arte del Museo Filangieri. Da allora, e per oltre cinquant'anni, Dal Seicento a oggi I primi proprietari furono i Mastrilli, cui subentrarono i Capecelatro L'edificio ospitò Domenico Cimarosa e fu distrutto dai tedeschi durante la guerra la seicentesca Villa Montesano si è progressivamente trasformata in un rudere. E tale sarebbe restato se tre fratelli, tre giovani imprenditori di Pomigliano d'Arco non avessero deciso di riportare all'antico splendore questo scrigno di memoria collettiva situato sulla collina di San Paolo Bel Sito che domina il vallo di Lauro. l tre Salvatore, Daniele e Marcello Antignani, figli di Carlo, storico pasticciere di Pomigliano che ancor oggi, a 75 anni, ogni santa mattina alza la saracinesca del suo laboratorio e comincia a impastare e sfornare delizie hanno lavorato instancabilmente per cinque anni al loro progetto «impossibile» diventato realtà meno di un mese fa, quando la villa ha riaperto le porte, restituendo agli occhi dei visitatori uno splendore che si riteneva perduto per sempre. Eccola, Villa Montesano: ora è diventata l'elegante sede di eventi e cerimonie pubbliche e private, ma tutto lo straordinario lavoro di recupero è stato condotto col rispetto filologico che il luogo merita, secondo una linea di «riuso compatibile» e sotto lo sguardo attento della Soprintendenza per i beni architettonici di Napoli e provincia. Recupero e riuso e «restauro critico» niente affatto semplici: la villa ha subìto dal Seicento ai giorni nostri continue trasformazioni, e mettere d'accordo i numerosi eredi degli ultimi proprietari è stata impresa titanica. Ma oggi, finalmente, si può porre a confronto la sobria ed elegante facciata con l'ultima testimonianza fotografica della villa «com'era», un'immagine in bianco e nero dei primi del Novecento (visibile anche nella ospitale «cucina contadina» fedelmente ricostruita all'interno) e concludere che sì, i tre fratelli ce l'anno fatta. Ed è con legittima soddisfazione (ben mascherata da un carattere schivo e antiretorico) che Daniele, l'ingegnere che ha curato con affetto filiale il restauro, ci guida alla (ri)scoperta di un luogo che è la gemma architettonica in un'area quella del Nolano dove l'edilizia parla tutta un'altra, tristissima, lingua. la «visita guidata» (che chiunque potrà effettuare ogni primo lunedì del mese prenotandosi al numero 081.5105464) comincia appunto dall'imponente facciata, restaurata filologicamente ed evidenziando in maniera chiara le porzioni di muratura crollate e dunque non più recuperabili, e dalla corte, dominata al centro da un platano secolare e delimitata da piccoli e bassi edifici disposti a emiciclo un tempo adibiti ad abitazioni per i contadini e che ora, adeguatamente ristrutturati, sono diventate camere e suites per visitatori e turisti. Gli ambienti adibiti agli eventi e alle cerimonie (Villa Montesanno è già ambitissima location per feste e sfilate di moda) mantengono tutta la suggestione di una grande architettura, e piccoli interventi ne accrescono vivibilità e piacevolezza: un moderno ascensore «aperto» garantisce il comodo collegamento tra i vari piani (l'ultimo ospitale suites più spaziose e raffinate e accessoriate), e sul soffitto del salone principale (i solai erano tutti crollati all'epoca dell'incendio) l'occhio di un grande oblò offre il conforto del cielo (a sera quasi sempre stellato) sopra di noi. E mirabile è stato il lavoro portato a termine nell'annessa cappella (una volta era discosta dall'edificio principale, e solo più tardi unita ad esso attraverso un corpo aggiunto): una piccola, raccolta chiesetta a pianta unica con abside in parte crollata che Daniele ha deciso di lasciare così com'era, ottenendone quasi un effetto da quinta teatrale. Preziosa anche l'opera di ricostruzione dei disegni originali delle «riggiole» del pavimento, nella quasi totalità distrutte o trafugate: sulla base di qualche frammento e grazie alla perizia degli artigiani locali, si è riusciti a ottenere un risultato stilisticamente apprezzabile e che non prova mai a spacciarsi ad occhi profani come «antico». Nessun intervento, invece tornando ai saloni del piano nobile sul fregio in stucco con immagini ormai quasi indecifrabili (probabilmente si tratta delle insegne intrecciate dei Mastrilli e dei Capecelatro, i primi due proprietari dell'edificio). Questi stemmi «silenziosi» alludono certo a una gloria passata, ma forse ne annunciano una futura. Che magari non celebrerà più il potere, ma la passione: quella di Daniele l'ingegnere, di Salvatore il commercialista e di Marcello l'avvocato (ma tanto Salvatore che Marcello lavorano nell'impresa del padre Carlo, diventata ormai un simbolo del catering di qualità) che non si accontentano più di aver fatto rinascere un prezioso pezzo di memoria condivisa. Adesso mirano a fame un punto di riferimento dell'intera area anche sotto il profilo culturale. Non solo matrimoni e sfilate, dunque: Villa Montesano si candida a fare da trampolino di lancio per iniziative che sappiano raccontare di un altro hinterland, operoso e non rassegnato al degrado urbanistico e civile che pure lo attanaglia. Daniele forse ce ne vorrà se sveliamo in anticipo sui tempi il prossimo progetto in cantiere, ma noi sfidiamo la sua ritrosia mediatica: molto presto Villa Montesano diventerà sede stabile di una manifestazione culturale di alto (e gustoso) profilo.
Corriere della Sera
30 Marzo 2011
Villa Montesano, scrigno della memoria vesuviana
AN
Antonio Fiore
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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