E' legittimo, e forse, inevitabile che le capitali culturali, quali Roma, Milano e Torino ambiscano ad attrarre eventi che meglio interpretano le motivazioni che animano i flussi turistici planetari. Se oramai il 46 del turismo verso l'Italia si caratterizza come turismo culturale è normale che i detentori di patrimoni artistici e beni culturali ereditati dalla storia cerchino di ampliare l'offerta al visitatore con quelle iniziative che meglio si sposano con le sensibilità di milioni di donne e uomini acculturati e affamati di conoscenza. La querelle sulla Mostra del Cinema che ha subito impegnato il ministro Galan è il segnale più vicino di una nuova consapevolezza della cultura come bene economico che si va affermando. Un Paese come il nostro, però, anziché ingaggiare battaglie campanilistiche su questo tema,dovrebbe fare sistema e rafforzare vocazioni sancite dalla storia tentando di comporre un'offerta potenzialmente inarrivabile per gli altri paesi. Cinesi e Indiani, mediorientali e latino-americani quando giungono in Italia non sono attratti solo dalle nostre spiagge, visto che ne hanno di migliori. In genere si organizzano per visitare le principali città d'arte. Basta salire su un treno veloce da Venezia a Roma per capire che le tappe obbligate sono queste, con l'aggiunta di Firenze. A Venezia la Biennale d'Arte ha oltre un secolo e quasi ottant'anni ha la Mostra del Cinema. Entrambe hanno scritto le pagine più alte della recente storia della cultura mondiale. E ciò è stato possibile anche perché cresciute sul sedimento più coerente col concetto di creatività. Sono certo che ciò era ben presente sia a Selvatico che a Giuseppe Volpi di Misurata. Anzi, quest'ultimo, nel mentre contemporaneamente fondava la Mostra e Porto Marghera non guardava con un occhio al passato e uno al futuro. Guardava solo al futuro. Penso che il nuovo ministro abbia davanti a sè un compito esaltante: quello, appunto, di rendere la cultura la prima industria dell'Italia, per valore economico, occupazionale e come fattore di crescita. Se questo è l'obiettivo facciamo pure le guerre su quale città candidare alle Olimpiadi, ai mondiali, ecc.; ma non facciamola per la cultura. Dobbiamo potenziare quanto già c'è e far emergere il patrimonio infinito, sconosciuto o misconosciuto di cui è ricca l'Italia. In questo non c'è differenza tra Nord e Sud e Roma che già gode di provvidenze speciali, sacrosante, può certamente esaltare ruoli e funzioni che le sono connaturati. Forse oggi è una guerra tra poveri, ma può diventare, domani, una esaltante sfida tra ricchi. Galan, che è un buongustaio, presenti al mondo un menù variegato e raffinato come solo noi possiamo offrire e in breve le invidie non avranno più senso.