In principio fu un braccio che spuntava dalla sabbia del fondale, a otto metri di profondità e trecento di distanza dalla costa di Riace. Ad avvistarlo, nell'agosto del '72, fu un sub dilettante; pochi giorni dopo, i carabinieri del nucleo sommozzatori recuperavano due statue, poi datate al V secolo avanti Cristo e passate alla storia col nome di «Bronzi di Riace». Quei guerrieri alti due metri sono già al terzo restauro, dopo il primo eseguito a Firenze dai restauratori della Sovrintendenza archeologica toscana subito dopo il ripescaggio, e un'altra campagna effettuata 15 anni fa dall'Istituto centrale del restauro. L'ultimo, durato circa un anno, è stato un intervento di diagnosi e manutenzione. E la Sovrintendenza archeologica della Calabria, che ha la tutela dei Bronzi, non ha acconsentito a farlo fare a Roma, nonostante le opere fossero temporaneamente "senzatetto" causa lavori al Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio. Un fatto che la dice lunga sulla disponibilità a mandare in gita il simbolo locale. «E' un discorso complesso», spiega Gisella Capponi, direttrice dell'Istituto superiore di conservazione e restauro di Roma. C'è un problema tecnico: «I Bronzi, come tutte le statue antiche, sono estremamente fragili. E avendo passato tanto tempo sott'acqua presentano zone mineralizzate che hanno poca consistenza». Le «microcricche» di cui parla la sovrintendente calabrese Simonetta Bonomi, che rendono i guerrieri di bronzo simili a guerrieri di vetro, sono state oggetto di esami approfonditi: «Stiamo mettendo insieme i risultati - spiega Capponi - anche se nessuno, per il momento, ci ha chiesto un parere su un eventuale trasferimento. In ogni caso, il nostro sarebbe un parere tecnico. E ci sono altre valutazioni, di opportunità, che spettano solo a chi ha la tutela delle opere, e cioè la Sovrintendenza calabrese». Per chiarire, la direttrice dell'Iscr ricorda l'ultima volta che qualcuno ha tentato di spostare i Bronzi da Reggio: Berlusconi li voleva al G8 della Maddalena, prima che il terremoto dell'Aquila ridefinisse la sede del summit. E «ci fu chi minacciò d'incatenarsi per impedirne il trasferimento». Insomma, sulla strada dei Bronzi tra la Calabria e Milano l'ostacolo più grosso non è tecnico. Nelle parole della sovrintendente Bonomi: «Chi non vive in Calabria non sa cosa sono i Bronzi per i calabresi».