Dopo la nostra denuncia interviene la soprintendenza. Mancano però i 70mila euro necessari per il restauro Il quadro di Vasari rovinato da muffa ed umidità nella chiesta di Santo Stefano dei Cavalieri verrà staccato dal muro, messo in sicurezza e sarà restaurato se si troveranno 70mila euro. La soprintendenza è corsa a tutelare il dipinto del Vasari dopo che "Il Tirreno" ha lanciato l'allarme di monsignor Aldo Armani, rettore della Chiesa, circa le pessime condizioni in cui versa l'opera: "La lapidazione di Santo Stefano". Lunedì scorso la Soprintendenza ha compiuto un attento sopralluogo e la decisione è maturata subito: mettere il dipinto in un altro punto della Chiesa. «Per il restauro ci vogliono 70mila euro circa», ha detto monsignor Armani. Il dipinto appare rovinato e logoro per le muffe e per l'umidità - causa di ristagni d'acqua sui tetti - su tutto il margine sinistro (per chi guarda l'opera) della raffigurazione. In alcuni punti il colore è sparito, inghiottito dall'umidità. A questo si devono aggiungere striature ed aloni di umidità al centro della raffigurazione. Il dipinto ha una grandissima valenza artistica perché la piazza dei Cavalieri, così come la chiesa, sono state progettate proprio dal grande artista. Vasari ha progettato la chiesa ed ha voluto lasciare un segno tangibile anche come pittore a dimostrazione dell'importanza che lo stesso artista alla corte dei Medici attribuiva al complesso pisano. Se la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa ha già sottolineato ("Il Tirreno" del 27 marzo) come il tetto della Chiesa di Santo Stefano sia stato rifatto cinque anni fa, è pur vero che il problema non riguarda tegole o grondaie, bensì ad un ristagno "strutturale" stando a quanto spiegato da monsignor Armani. «Ringrazio la Fondazione per il suo generoso contributo, ma la questione non è legata alla manutenzione. Si tratta di intervenire su questi due tetti in maniera strutturale». Se la soprintendenza prenderà in carico la messa in sicurezza dell'opera di Vasari e provvederà ad un primo intervento sulle pareti della chiesa, è pur vero che rimane non risolto il nodo del finanziamento del restauro. Ed è qui che tornano calzanti ed opportune le parole di Mauro Del Corso, presidente degli Amici dei musei e monumenti pisani, quando disse pochi giorni fa al nostro giornale: «Banche, fondazioni, imprenditori, associazioni del commercio, dell'industria e del turismo devono diventare i moderni mecenati perché la mano pubblica, da sola, non basta».