IL PIANO PAESAGGISTICO delle Eolie approvato dalla Regione Siciliana nel 2001 e con quasi tre anni di anticipo sul Testo Unico sui beni culturali del ministro Urbani, ha rappresentato e rappresenta insieme all'intero piano paesaggistico regionale, un provvedimento legislativo d'avanguardia ed in linea con il fondamentale principio della sostenibilità dello sviluppo. L'irresponsabile decisione di un parte dell'Ars di cercare di mettere in discussione il piano, ha provocato una serie di gravi conseguenze, alcune delle quali per nostra fortuna, rimediabili e altre rimediate dall'intervento del Commissario dello Stato. Chi ha votato la deroga non sapeva, o in alcuni casi fingeva di non sapere (e in altri casi non poteva non sapere), che il piano paesaggistico è considerato dall'Unesco «conditio sine qua non» per il mantenimento delle Eolie nella World Heritage List. Ancora una volta, un atto politico nella migliore delle ipotesi superficiale, è riuscito ad intaccare ulteriormente la più grande infrastruttura di cui la Sicilia ha bisogno: l'immagine e l'identità culturale. Alcune considerazioni: si può ancora credere eticamente accettabile che stabilita una norma (il piano paesaggistico), la quale serve non a frenare lo sviluppo, ma a difenderlo, difendendo l'identità e la specificità dei luoghi, che poi si approvino deroghe che antepongano alcuni interessi particolari all' interesse generale? Alcuni, purtroppo, credono ancora che sia possibile, ma la reazione corale e univoca della stragrande maggioranza dei siciliani e dell'opinione pubblica nazionale e internazionale, per fortuna ha fatto emergere un clima mutato. Sia chiaro a tutti che il piano paesaggistico non blocca lo sviluppo, non musealizza le Eolie, non frena l'impresa, ma fissa piuttosto delle regole attraverso delle scelte di fondo, al fine di governare processi di crescita e infrastrutture. In una parola, rende lo sviluppo compatibile con le caratteristiche dei luoghi, che restano l'unica forte motivazione per la quale i «viaggiatori» vogliono conoscerli. Il piano paesaggistico è quindi, non un freno bensì una garanzia di sviluppo. Infatti, anche nel recente passato, nel pieno rispetto delle linee paesaggistiche e senza nessuna deroga, ma attraverso ridimensionamenti, ripensamenti, aggiustamenti a singoli progetti, si è consentita l'approvazione di decine di riqualificazioni a nuovi insediamenti ricettivi nelle Eolie, così come opportunamente sottolineato dal presidente Montezemolo al recente convegno di Confindustria a Siracusa. Quello che invece si è tentato di fare, è stata una modifica delle regole, solo per rendere possibili alcuni progetti. E questo, in nessun paese civile è consentito. E c'è un'altra considerazione importantissima da fare: la deroga avrebbe aperto una maglia che sia alle Eolie, che in altri luoghi di pregio, avrebbe fatto ritenere possibili altre deroghe (è di quelle ore una dinamica di richieste analoghe proveniente dalle Egadi e da altre Isole minori). Avremo certo altre tribune e altre occasioni per approfondire un nuovo progetto sul turismo in Sicilia, che faccia comunque prevalere la logica della qualità, della specificità, del "viaggio", su quella della pianificazione del turismo di massa. È una scelta che rilancerà la nostra identità culturale, che creerà fattori di sviluppo e benessere diffusi, certamente più profondi e «sostenibili» rispetto al modello proposto da chi ritiene che la Sicilia, tradendo se stessa, debba «diventare Rimini» Una sfida basata sulla nostra capacità di difesa dell'identità culturale, sulla qualità, sul patrimonio materiale e immateriale, che intende tradurre in una nuova politica del territorio e dell'ambiente, la specificità della Sicilia. È una sfida sicuramente difficile, ma come abbiamo scritto sulla vela di una barca da noi sponsorizzata per l'«America's Cup» (citando Seneca): «Non esiste vento favorevole per chi non sa dove vuole andare». Una certa idea della Sicilia, una certa idea del turismo che evochi il Grand Tour e che cerchi non turisti ma viaggiatori, questo è un progetto -discutibile come tutti- che ha una direzione forte: saranno i fatti a dire se è anche la direzione giusta.