MANCIANO. Una lettera di sostegno e di vicinanza alle teorie dell'ex circolo di Legambiente di Manciano. L'ha firmata il presidente di Mountain Wilderness Italia, Carlo Alberto Pinelli. «Le posizioni di Legambiente, troppo favorevoli alla diffusione a macchia d'olio delle torri eoliche e del fotovoltaico a terra, ci erano sembrate incomprensibili, pur non dubitando della buona fede». «Ora però una coraggiosa lettera aperta, proveniente proprio da un circolo locale di Legambiente (il circolo di Manciano, espulso proprio da Legambiente) e condivisa - prosegue il direttore onorario dell'associazione naturalista - da non pochi altri circoli, non solo manifesta un malessere, ma denuncia un inquietante conflitto di interessi che incrinerebbe la credibilità delle prese di posizione della dirigenza di Legambiente. Si parla di influenti dirigenti, ex-dirigenti, consulenti scientifici di Legambiente, i quali, forse addirittura in contrasto con alcune norme statutarie, occuperebbero posizioni decisionali all'interno dei consigli di amministrazione e dei comitati scientifici di società private interessate alla produzione di energia da fonti rinnovabili e al commercio di certificati bianchi, di certificati verdi, di carbon credits». Pinelli tiene a precisare che «anche nel caso in cui tutto ciò corrispondesse al vero, non ci troveremmo di fronte a un illecito perseguibile legalmente. Ci mancherebbe solo che i soci di una associazione non possano esercitare privatamente altre attività economicamente vantaggiose, qualora tali attività non risultino contrarie alla "mission" dell'associazione di provenienza. Ma non si può non rilevare che una simile doppia appartenenza rappresenta un vulnus oggettivo all'indipendenza di giudizio dell'associazione, alla sua piena credibilità e alla sua immagine verso l'esterno. Confermato dalla stretta simbiosi tra questa associazione gli industriali del settore, raccolti nell'Anev». Per questo il presidente di Mountain Wilderness Italia «esorta pubblicamente i dirigenti di Legambiente a recidere una volta per tutte i legami che li uniscono con chi mantiene una notevole influenza sui meccanismi decisionali dell'associazione, ma poi hanno interessi privati. Collegabili agli affari delle società che operano nel settore delle rinnovabili. Se Legambiente avesse deciso di sacrificare il paesaggio del nostro paese al mantenimento in vita della sua costosa Goletta Verde dovrebbe avere l'onestà di farcelo sapere, senza nascondersi dietro la risibile affermazione che i paesaggi vengono abbelliti della presenza delle torri eoliche. A meno di non decidere che anche i famosi eco-mostri contro i quali, se non ricordo male, Legambiente ha a lungo combattuto, accrescano il fascino delle coste italiane, un tempo incontaminate».