Gli estremisti chiedono di abbattere l'opera del Piacentini e di sostituirla con tre obelischi di acciaio inox. La sinistra ribattezzò piazza della Vittoria piazza della Pace. Un referendum decise il ritorno alla vecchia toponomastica ROMA. Che vogliano cambiarle il nome o smantellarne il monumento-simbolo, non c'è tregua per piazza della Vittoria a Bolzano. Periodicamente il luogo per eccellenza dell'italianità altoatesina finisce sotto il fuoco incrociato di questa o quella forza mossa da vari pregiudizi ideologici Un paio di anni fa a sparare a zero fu la sinistra pacifista che guida la città, stavolta sono gli Schützen, la "formazione" paramilitare che interpreta la più estremistica linea antitaliana dell'Alto Adige. I "cappelli piumati" hanno proposto di sostituire con tre obelischi in acciaio inox di trenta metri il Monumento alla Vittoria, costruito durante il fascismo dall'architetto Marcello Piacentini per ricordare la Prima Guerra mondiale. L'opera, secondo gli eredi delle truppe territoriali antinapoleoniche, rappresentarebbe «una provocazione per gli altoatesini di lingua tedesca». Secondo il progetto, inoltre, nelle fasi di smantellamento del Monumento e di collocazione del nuovo manufatto dovrebbero essere anche recuperate le vestigia di un preesistente omaggio ai Kaiseschuetzen asburgici. «L'unica provocazione - commenta il consigliere provinciale di An, Alessandro Urzì - è quella degli schützen, che guardano alla storia con il torcicollo. Ogni settimana ne tirano fuori una nuova, questa è l'ultima e arriva proprio nei giorni in cui si avvia la ristrutturazione che restituirà il monumento ai bolzanini». «Tentano di riportare il dibattito su un piano di conflittualità - spiega ancora Urzì - ma il nostro dovere è respingere ogni provocazione e avere custodia della memoria storica, riconoscere il valore e la dignità della nostra identità di italiani in Alto Adige che è rappresentata anche dal Monumento alla Vittoria». Il valore simbolico dell'opera di Piacentini si rintraccia nella sua stessa storia recente. È, insieme a quello all'alpino di Brunico, l'unico monumento nel territorio di Bolzano a essere di competenza non della Provincia autonoma, ma della sovrintendenza di Verona (e quindi dello Stato italiano). Inoltre è stato spesso al centro di attentati terroristici rivolti a colpire il senso di appartenenza all'Italia. Proprio a causa di uno di questi attentati il monumento da oltre un ventennio è circondato una brutta palizzata che sarà abbattuta con la ristrutturazione. Forse è questa piena reintegrazione nel tessuto urbano a riaccendere il fervore degli Schützen che, non molto tempo fa, sono stati anche promotori di una raccolta di firme contro l'introduzione dell'italiano nella prima elementare tedesca (nella scuola italiana il bilinguismo fin dalle prime classi già esiste). Ma gli Schützen non sono i soli a Bolzano ad avere in "antipatia" il monumento e la piazza omonima. Un paio di anni fa la giunta comunale Svp-centrosinistra guidata da Giovanni Salghetti Drioli impose dall'aula comunale una nuova toonomastica: da piazza della Vittoria a piazza della Pace. La delibera fu invalidata da un referendum popolare che, con l'affluenza alle urne di 50mila elettori (2mila in più di quelli delle amministrative) e uno scarto di oltre 24 punti percentuale, decise il ritorno al vecchio nome. Non potendosi rassegnare alla volontà dei cittadini e alla loro simpatia per la piazza e l'opera di "regime" che la orna, l'amministrazione comunale ha deciso più di recente di collocare sul posto dei cartelli che spiegano il contesto storico nel quale furono concepite. Il termine usato dalla giunta, o meglio la parola d'ordine, è «depotenziare». Un'impresa nella quale finora non sono riusciti il sindaco, la Svp, gli editoriali di Furio Colombo sostegno del nuovo nome della piazza e le interrogazioni parlamentari della sinistra contro l'impegno di An a difesa del vecchio. Difficilmente potranno riuscirci alcuni cartelloni o un gruppo folkloristico con velleità guerrigliere.