Le accademie di belle arti protagoniste nella formazione della figura del restauratore. Nell'ambito del Salone dell'arte de restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali di Ferrara (30 marzo-2 aprile), l'Accademia di belle arti di Napoli ha organizzato un convegno dal titolo, «Le accademie e il restauro», il prossimo 2 aprile. L'istituzione recente, con il decreto ministeriale interministeriale 302 del 30 dicembre 2010, del modello di diploma accademico a ciclo unico quinquennale che sancisce definitivamente il ruolo comprimario delle accademie per la formazione dei restauratori di beni culturali abilitati alla professione, sarà oggetto del convegno. «L'istituzione dell'accademia parte avvantaggiata, perché possiede nel suo Dna il know how delle tecniche, una didattica fondata sulla centralità dei laboratori, e, soprattutto, già comprende tra le sue discipline il restauro. Storicamente, poi, l'accademia ha formato sempre restauratori - spiega Giovanna Cassese direttrice dell'accademia di Belle arti di Napoli - inoltre dalla riforma del 99 si erano istituiti corsi di restauro in molte accademie italiane, alcuni triennali, altri già dall'origine nati con la struttura del 32 come Napoli, Brera, Bologna e Lecce, a cui si sono aggiunti più tardi L'Aquila e Catania. Quest'ultimo Dm 3022010 e i successivi decreti che definiscono i curricula dei vari profili per la formazioni dei restauratori rappresentano però per le accademie una grande occasione e un'ulteriore sfida culturale. Anzi grande vocazione può essere proprio la formazione alla manutenzione nell'arte contemporanea. In tal senso l'Accademia di belle arti di Napoli e la Metronapoli hanno stretto da 4 anni una convenzione per la salvaguardia delle stazioni dell'arte del metrò, come ampiamente spiegato nel volume Conservazione dell'arte pubblica in Italia: il caso del metrò di Napoli». Enrica Buongiorno