NAPOLI Caro direttore, si potrebbe pensare che, perché il nostro paese annovera la più alta percentuale nel mondo di beni culturali, poco meno del 35, ci concediamo ogni tanto di perdere qualche pezzo per strada. Ciò, però, è un'eresia, assolutamente non giustificabile. L'ultimo episodio, in ordine di tempo, riguarda il territorio campano, che già è stato protagonista alcuni mesi fa con il crollo negli scavi di Pompei. Mi riferisco alla facciata di villa Lancellotti, meglio conosciuta come la residenza della Principessa, nel Comune di Portici. Si tratta di una delle 122 Ville Vesuviane realizzate, attorno al '700, e disseminate lungo il Miglio d'Oro. L'ironia della sorte ha voluto che il crollo avvenisse nel giorno dei 150 anni dell'Unità d'Italia, aggravando così il già critico stato di salvaguardia delle nostre opere d'arte. Quello del patrimonio inestimabile delle Ville Vesuviane è un annoso problema che, purtroppo, per via del fatto che molte delle stesse sono ancora di proprietà privata, non si riesce a venirne a capo. La Fondazione omonima che ne cura la valorizzazione, nonostante il professionale e passionale impegno dei suoi vertici attuali e passati, non riesce fare molti passi in avanti, per assenza in primis di risorse pubbliche necessarie per la sistemazione delle strutture e poi in seconda battuta per la mancanza di interlocutori intesi come proprietari. Il degrado ormai la fa da padrone in molte di queste storiche dimore, che ancora conservano sulle facciate meravigliose decorazioni, affreschi e tanto altro ancora. Occorre ricordare che le omonime Ville Vicentine, invece, con una storia non tanto ricca al pari di quella delle Ville Vesuviane, nel corso dell'ultimo quarantennio sono state in gran parte ristrutturate e sono diventate sedi istituzionali di importanti aziende del Nord e musei da visitare. Abbiamo allora come collettività locale, istituzioni da un lato e società civile dall'altro, una responsabilità materiale e morale nei confronti delle generazioni future, affinché si possa in tempo ancora provare a preservare queste potenzialità artistiche. La patrimoniale della Cgil Luca Pezzolo NAPOLI Raccolgo la proposta della leader della Cgil, un'idea che torna puntualmente quando le sinistre non sanno più che pesci pigliare e si attaccano alla patrimoniale per i ricchi. Il provvedimento incontra i favori degli iscritti al sindacato ma produce l'effetto di allontanare dal Paese i pochi che ancora avevano una mezza idea di venire a investire qui. I capitali si muovono alla velocità della luce e non stanno certamente ad aspettare di essere falcidiati dal primo che passa. L'ultima volta che ho sentito parlare di patrimoniale a proporla fu un certo Bertinotti (se non è zuppa è pan bagnato) che nel posizionare l'asticella diede la dimostrazione di quanto certi politici abbiano un senso della realtà prossimo a zero. Entrò di diritto nel clan di coloro che dall'alto delle loro stanze dorate non sanno nulla della vita reale, non sanno neanche quanto costa un litro di latte e pensano che chi ha un patrimonio superiore a 300mila euro, in pratica qualsiasi operaio che è riuscito a comprarsi un alloggio con tanti sacrifici, fosse da considerare ricco. Se proprio per far contenta la signora Camusso diventa d'obbligo mettere la patrimoniale, questa deve essere per tutti, sindacati compresi, i cui patrimoni (e relativi redditi) sono da sempre un qualcosa di più impenetrabile della formula della Coca Cola. Combattiamo la speculazione Angelo Ciarlo NAPOLI In Europa l'inflazione media è al 2,4 . Per combatterla si pensa subito alla leva monetaria. E' un intervento classico riportato da tutti i manuali di economia. E Trichet ha preannunciato un probabile aumento del tasso di sconto nel prossimo mese d' aprile. A mio avviso, però, per l'Italia, la cui inflazione (2,1) è al di sotto della media europea, l'aumento del costo del denaro penalizzerà la già timida ripresa in atto. Fra gli effetti negativi vi sarà una contrazione degli investimenti e l'aumento delle rate dei mutui. E lo Stato dovrà pagare maggiori interessi per il suo debito. Peraltro Il previsto rafforzamento dell'euro e le future restrizioni monetarie non produrranno neanche effetti significativi sui prezzi dei generi alimentari. Perchè detto aumento non è dovuto all'aumento dei consumi interni, ma alla continua crescita dei prezzi, a livello mondiale, dei cereali e degli alimentari. E poi sul mercato pesa molto la speculazione. Si dovrebbe intervenire soprattutto sull'economia reale combattendo in particolare la speculazione.