PER restaurare gli immobili di proprietà pubblica, i suoi o quelli delle regioni e degli enti locali, lo Stato guarda ai privati. Con i voti della maggioranza, e contrarie le opposizioni, la Camera ha infatti approvato ieri l'art. 30 della Finanziaria, con cui «possono essere dati in uso» a privati «immobili attualmente concessi a titolo gratuito», bisognosi d'interventi di restauro; gli organi di tutela, le soprintendenze, stabiliranno di cosa gli edifici hanno bisogno, e il loro canone "d'affitto"; «il concessionario s'impegna a realizzare a proprie spese gli interventi di restauro e conservazione indicati» dalle soprintendenze. L'approvazione della norma è avvenuta poco dopo che era stato ritirato l'emendamento con cui dei deputati di Forza Italia, contro i pareri del governo e del ministro Urbani, stabilivano quasi un'amnistia per la detenzione illegale, ora e in futuro, dei reperti archeologici. Ma anche questa norma sui restauri, per l'opposizione, serve solo a «far cassa», ed è foriera di rischi per il nostro patrimonio. Potrebbe colpire soprattutto le associazioni no profit cui siano state assegnate sedi ora bisognose d'interventi.