La norma non ha incontrato il favore di molti, soprattutto nell'opposizione II patrimonio artistico e dunque culturale di una grande città, come ad esempio come Roma, se da un lato risulta un grande contenitore di richiamo turistico, dall'altro rappresenta un onere non indifferente per le istituzioni demandate alla sua salvaguardia e manutenzione. Un impegno in questo senso è venuto dall'approvazione della norma sulla Finanziaria, approvata dalla Camera. L'articolo 30 della Finanziaria prevede che beni culturali immobili appartenenti allo Stato, alle Regioni o agli Enti locali, che richiedano un intervento di restauro, potranno essere dati in uso a soggetti privati, in cambio del pagamento di un canone di concessione e della realizzazione di interventi di restauro e conservazione. L'articolo 30 fornisce diverse opzioni. La prima è quella di un edificio da restaurare e che potrebbe ospitare al suo interno uffici; la norma potrebbe quindi interessare aziende alla ricerca di una sede prestigiosa o di rappresentanza in un centro storico. L'altra opzione riguarderebbe un immobile non adatto ad ospitare uffici, come ad esempio un monumento o un sito archeologico. In questo caso il concessionario pagando il canone, avrebbe la possibilità di sfruttarne turisticamente l'uso, facendo pagare il biglietto. La norma della Finanziaria non ha ovviamente incontrato il favore di molti, soprattutto nelle file dell'opposizione. Quest'ultima ha presentato numerosi emendamenti protestando contro la "privatizzazione" del patrimonio artistico. Giuseppe Vegas, sottosegretario all'Economia ha rilevato che la strada alla "societarizzazione della gestione dei beni culturali" era stata studiata dal precedente governo come del resto la gestione degli scavi di Pompei. Vegas ha assicurato, che il metodo descritto in questo articolo della Finanziaria serve a cercare di rendere in qualche modo fruibile un capitale culturale che altrimenti rischierebbe d'andare rovinato o peggio ancora disperso. "Non si tratta assolutamente di un metodo per perdere la proprietà e la fruibilità pubblica del patrimonio, anzi serve appunto ad assicurare il patrimonio comune, e la, sua fruibilità" ha concluso Vegas. Adesso spetta al Ministero dei Beni Culturali emanare un decreto con l'elenco dei beni che potranno essere dati in concessione. Roma guarda con attenzione all'iniziativa, che potrebbe consentirle di risolvere i suoi tanti problemi legati al patrimonio artistico.
Beni culturali in affitto II patrimonio artistico non deve essere privatizzato.
La norma sulla Finanziaria approvata dalla Camera prevede che beni culturali immobili appartenenti allo Stato, alle Regioni o agli Enti locali che richiedano un intervento di restauro possano essere dati in uso a soggetti privati in cambio di un canone di concessione e di interventi di restauro e conservazione. L'articolo 30 della Finanziaria fornisce diverse opzioni, tra cui la possibilità di utilizzare un edificio da restaurare come sede per uffici o di sfruttare un monumento o un sito archeologico per scopi turistici. La norma non ha incontrato il favore di molti, soprattutto nell'opposizione, che ha presentato emendamenti per protestare contro la "privatizzazione" del patrimonio artistico.
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