E' un giallo sulle cui tracce si sono mosse le polizie di mezzo mondo, dai nostri carabinieri a Scotland Yard, dall'Fbi agli agenti elvetici e francesi. Cominciato in una notte di luna piena de11978, quando un gruppo di tombaroli vede affiorare dalla terra una meraviglia candida e capisce di avere fatto il colpo della vita. A ricostruire la storia è Vito Andrea Iannizzotto, prima comandante del reparto di tutela del patrimonio artistico dell'Arma, poi alla Dia. I predoni di reperti cedono nel 1985 la Venere per soli otto milioni di lire al trafficante di Gela Orazio De Simone, che punta subito al mercato internazionale. E guarda alla Svizzera per darle un passaporto da immigrata regolare: la statua viene spezzata in tre parti e portata con un camion a Lugano, dove la attende Renzo Canavesi, un cambiavalute. Il quale la passa a Robin Symes, ricco e raffinato intenditore. Un nome che evoca un altro scandalo, la morte misteriosa a Terni, nel 1999, del suo compagno di vita e socio in affari, Christo Michaelides, e la causa intentatagli dalla sorella di Christo. Causa che porta gli Sherlock Holmes inglesi a scoprire tra New York, Londra e Ginevra trenta depositi zeppi di opere d'arte trafugate per un valore di duecento milioni di euro. Ma questa è altra storia. Per la Venere - secondo gli investigatori - Symes sborsa 5 milioni e 500 mila dollari (circa 8 miliardi di vecchie lire), anche se lui ammette di averne pagati solo 500 mila. Di certo c'è che Canavesi dichiara di avere avuto la statua tra i suoi beni di famiglia già dal 1939, data non casuale perché è proprio in quell'anno che in Italia entra in vigore la legge che proibisce le esportazioni clandestine. Indagini successive sul riciclaggio di tesori da parte della mafia rivelano che De Simone partecipa con 8 miliardi di lire a un investimento in Costa del Sol che faceva capo al boss Nitto Santapaola. Che i soldi della Venere siano finiti proprio lì? Il Getty Museum di Malibu compra la statua dalla casa d'aste londinese Robing Symes Ltd per 18 milioni di dollari. Siamo nel 1988, l'anno in cui una vocina dice alle autorità italiane che al di là dell'oceano c'è qualcosa su cui indagare. Da lì il lungo braccio di ferro, terminato in sede diplomatica con l'accordo del 2007. Più complessa la vicenda giudiziaria: nel 2001 il Tribunale di Enna condanna Canavesi a due anni di reclusione e al pagamento di una penale di 40 miliardi di lire (20 il valore della statua, 20 per danni morali) e lui oppone ricorso. Pochi mesi fa si è chiuso per prescrizione a Roma il processo a carico di Marion True, ex direttore del Getty, accusata di ricettazione.