Mentre sistemano Venere nel MUSEO di Aidone in attesa dell'apertura ai primi di maggio, tornano a rifiorire le leggende e le mezze verità sulla statua. Era una notte di luna piena nel 1978 quando i tombaroli videro spuntare dalla terra una statua dal meraviglioso candore. Allora non c'erano i metal detector, i tombaroli scavavano con le vanghe e con i picconi. L'ex procuratore di Enna, il magistrato Silvio Raffiotta che su Morgantina ha scritto molti libri approfonditi, li ha definiti «ladri straccioni della storia dell'antica Sicilia». In realtà non erano solo straccioni, perché a scavare qualche anno più tardi, questa volta con i metal detector, c'erano anche illustri professionisti appassionati di archeologia, e soprattutto di monete antiche, che si sentivano un po' tutti Indiana Jones. Molti di loro furono pure inquisiti dal magistrato catanese Luigi Lombardo. Ma Venere che destino ha avuto dopo essere stata scoperta dagli «straccioni»? Secondo alcune voci, sarebbe stata venduta per 8 milioni (4 mila euro di oggi) al trafficante d'arte di Gela Orazio De Simone che vive ormai da decenni in Svizzera. E questa sarebbe una leggenda perché i tombaroli, per quanto ignoranti, conoscevano il mestiere e sapevano quanto poteva valere quella grande statua. Infatti, dice Raffiotta, all'epoca è circolata la voce che era stata venduta a De Simone per un centinaio di milioni. Poi la statua sarebbe stata spezzata in tre parti e portata in camion a Lugano dove l'attendeva il cambiavalute Renzo Canavesi, il quale la passa a Robin Symes, raffinato intenditore d'arte. Secondo gli investigatori Symes paga per Venere 5 milioni e 500 mila dollari, anche se ammette di avere pagato solo 500 mila dollari. Canavesi dichiara di avere avuto la statua tra i suoi beni di famiglia fin dal 1939, data in cui entra in vigore la legge che vieta le esportazioni clandestine. Secondo «La Stampa», il De Simone primo acquirente di Venere, avrebbe partecipato con circa 8 miliardi di lire a un investimento in Spagna, in Costa del Sol, un investimento che avrebbe fatto capo a Nitto Santapaola (chissà quante cose potrebbe dire il «Cacciatore» se si decidesse a parlare). Quindi ci sarebbe un pizzico di mafia anche nella storia della statua. Perché non ci sarebbe solo questo: Robin Symes nel 1999 fu denunciato dalla sorella del suo socio, Christo Michaelidis, ucciso a Terni. Una storia che non ha avuto conseguenze se non quella di avere consentito agli investigatori internazionali di scoprire opere d'arte trafugate per un valore di 200 milioni di euro. Quanto a Canavesi, uno dei ricettatori di Venere, venne condannato dal Tribunale di Enna a due anni di reclusione e a 40 miliardi di risarcimento (20 per il valore della statua e 20 per i danni morali). Ma torniamo al viaggio di Venere dalla Sicilia all'estero. Si dice dunque che, divisa in tre parti, sia stata portata in Svizzera con un camion, mentre una leggenda vuole che sia stata imbarcata su un veliero che ha fatto rotta per il porto di Marsiglia dove era attesa da tre persone che poi l'avrebbero portata ai trafficanti svizzeri. C'è però qualcosa che non torna: se la statua è stata scoperta dai tombaroli nel '78 perché è stata venduta solo nell'85? Dove è stata per sette anni? Lo spiega Raffiotta: «Era difficile da piazzare senza destare sospetti, nessuno la voleva per timore di inchieste. Per sette anni è stata custodita dei depositi della galleria d'arte di Symes a Londra. Poi ci fu Canavesi che truccò le carte e il direttore della sezione Magna Grecia del Paul Getty museum, Marion True, che finalmente autorizzò l'acquisto per 18 milioni di dollari con il parere positivo degli esperti del MUSEO». Sulla Venere intervistai il cosiddetto «re dei tombaroli», Giuseppe Mascara, il quale mi raccontò una strana storia, diciamo un'altra leggenda, secondo cui le parti in marmo erano originali, cioè testa, il braccio destro e il piede destro (braccio e piede sinistro mancano), ma il resto del corpo era stato «costruito» da un famoso artigiano laziale con materiale calcareo preso dagli scavi di Selinunte. Riportai per dovere di cronista quelle dichiarazioni sorprendenti, mi scrisse Marion True dal Paul Getty per chiedermi dettagli, ma alla lettera non risposi per non essere coinvolto in qualche probabile grana giudiziaria, o qualche richiesta di risarcimento per danno all'immagine, dato che la statua era uno dei punti di attrazione del celebre MUSEO di Los Angeles. «Ma questo sospetto del rifacimento in calcare del corpo di Venere è stato presto fugato - dice Raffiotta -, perché la statua è stata studiata da una équipe di esperti internazionali che hanno stabilito che il corpo in calcare risale all'epoca della statua, cioè 2300-2400 anni fa, e che il materiale è quello stesso reperibile nella zona di Morgantina. Del resto, quando Mascara è stato interrogato, ha detto di non sapere nulla della Venere e non capisco quindi perché a lei abbia raccontato quella frottola». A parte le leggende, le mezze verità e le mezze menzogne, c'è in corso una discussione sollevata dal nuovo ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan, il quale a proposito dei Bronzi di Riace custoditi nel MUSEO nazionale di Reggio Calabria, ha detto: «Ma perché quei Bronzi ripescati in mare dopo duemila anni debbono restare per forza e per sempre a Reggio Calabria?». E' un po' lo stesso interrogativo che si è posto per Venere: perché esporla in un piccolo MUSEO di un piccolo paese, tra l'altro con strade di accesso poco praticabili, invece di metterla ad esempio in un grande MUSEO a Palermo? Questo giornale ha detto di no fin dall'inizio, sostenendo che Venere appartiene ad Aidone-Morgantina, quella è la sua casa e quello è il suo popolo. E debbo dire che il governo regionale ha deciso con buon senso che la statua venisse collocata nel MUSEO di Aidone, tra l'altro ricchissimo perché accoglie anche gli acroliti delle dee Demetra e Persefone e il tesoro d'argento di Morgantina già messo in mostra all'Expo di Shanghai. Ora l'Anas e la Regione stanno pensando alle strade, mentre i tecnici del Paul Getty e del centro restauri regionale provvedono alla migliore sistemazione di Venere, che è stata portata gratis dall'Alitalia sul volo Los Angeles-Roma, avendo la Regione rifiutato cortesemente l'offerta del Paul Getty che aveva proposto di incaricarsi della spedizione. Tra poco sarà fruibile anche la Villa romana del Casale di Piazza Armerina «e ci sarà un biglietto unico con Morgantina», dice l'assessore regionale Sebastiano Missineo. Al centro della Sicilia avremo uno dei più grandi poli archeologici del mondo. E Galan se ne faccia una ragione. Non vorrà mica trasportare Venere e la Villa romana in Veneto? 27032011
SICILIA - Leggende, mezze verità e bugie rifioriscono intorno alla statua della dea di Morgantina
La statua di Venere scoperta dai tombaroli nel 1978 a Morgantina in Sicilia è stata oggetto di leggende e mezze verità. Secondo il procuratore di Enna Silvio Raffiotta, la statua è stata venduta per 8 milioni di lire (4 milioni di euro di oggi) al trafficante d'arte Orazio De Simone, che la ha poi venduta a Robin Symes per 5,5 milioni di dollari. La statua è stata poi acquistata dal MUSEO di Los Angeles per 18 milioni di dollari. Raffiotta sostiene che la statua è stata rifatta in calcare da un artigiano laziale e che la sua storia è stata manipolata per nascondere la sua vera provenienza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo