Il sindaco: come giunta avevamo indicato una strada precisa, ma il consiglio comunale non aveva voluto seguirla "Con il Puc che abbiamo varato mai alcun parcheggio dentro un parco" Ha un sorriso che va dallorecchio sinistro a quello destro, il sindaco, e gli occhi che le brillano. «Di una cosa sola, mi dispiace: comunque la si voglia vedere, è una sconfitta della politica che, da sola, non è riuscita a vincere la battaglia dellAcquasola. Cè stato bisogno di un intervento della magistratura. Anzi, per chiamare le cose col loro nome, la magistratura ha tolto le castagne dal fuoco alla politica. Certo, alla fine quel che conta è il risultato: nessun parcheggio allAcquasola. Esattamente lobiettivo che perseguivo io». Sarà che il sole primaverile del sabato mattina fa pensare alla "nuova stagione", sarà che lei è in giro dallalba per quartieri collinari («tutta questa gente che pulisce le scarpate col volontariato è la risposta più bella a tutti quei politici che si parlano addosso»), sarà che un regalo così dalla magistratura non se lo aspettava neanche lei, sarà che premiare il centomillesimo visitatore della mostra del Ducale è una metaforica pernacchia a chi gufa sul successo della città: sarà tutto questo, ma forse mai come oggi il sindaco rappresenta Genova. Una città felice di tenersi il "suo" parco. Le è piaciuta la definizione dei magistrati, "Acquasola, un monumento vivente non protetto per negligenza"? «Perfetta. Questa decisione toglie qualsiasi dubbio, cancella le polemiche sulla legittimità o meno delle nostre "forzature". Avevamo indicato una strada precisa, come giunta, ma poi il consiglio comunale non lha voluta seguire. Non voglio riaprire ora le polemiche, credo che fosse giusta la nostra intuizione e che abbia fatto male il consiglio comunale a non sostenerci. Pazienza. Ora gioiamo per il risultato». Sindaco, lAcquasola è un monumento? «Accidenti. Parliamo tanto dei 150 anni, dove sostano tutte quelle camicie rosse, e Mameli in testa, se non allAcquasola?». Difficile districarlo, per la gente comune, un pasticciaccio come questo. «Cè una persona cui io voglio molto bene, e quella persona è Cesare Campart. La sua è lunica giunta non di sinistra-centrosinistra, a Genova, negli ultimi trentacinque anni. Ebbene risale a quella giunta, e alle logiche imperanti in quel periodo, la scelta sbagliata sullAcquasola. Poi tutto viene a ricaduta, naturalmente con le sensibilità diverse delle diverse amministrazioni che si sono man mano succedute. Ma il vulnus risale a venticinque anni fa, a quella giunta lì». Ha detto «logiche imperanti in quel periodo». «Confermo. Subito dopo arrivò Tangentopoli a dimostrare gli intrecci tra politica e affari. Non faccio finta di pensare che prima o dopo quel periodo tutto sia filato o fili liscio. Ma certo quel periodo lì è stato, in assoluto, il peggiore». Torniamo a questi giorni: come spiegherebbe ad un marziano quel minuetto tra giunta e consiglio comunale, con lo scaricamento reciproco delle responsabilità? «Non confondiamo. Io chiedevo al consiglio comunale un atto di coraggio. Poi il sindaco sono io, le responsabilità finali sono comunque sempre mie e della mia giunta. Per fortuna ci ha pensato la magistratura a toglierci la patata bollente dalle mani». Daccordo, ma come se ne esce adesso? «Proveremo a chiudere la questione, dal punto di vista amministrativo, cercando di far tornare il primato alla politica. Ma vorrei chiarire che, se la vicenda si presentasse oggi, non ci sarebbero tutti questi problemi. Il Puc, il piano urbanistico che stiamo ultimando, dice, ad esempio, che nei parchi i parcheggi non si possono fare. No. Mai. E chiaro? Un parco è un parco e, dora in poi, sempre parco rimarrà».