ROMA Almeno la vergogna dell'archeo-condono ci sarà risparmiata da questa Finanziaria. I possessori di beni archeologici non denunciati (e quindi detenuti illegalmente) non potranno dunque sanare la situazione dei loro reperti pagando solo una piccola somma. La proposta di condono, contenuta in un emendamento all'articolo 30 della Finanziaria, è stata infatti ritirata in aula alla Camera dal suo stesso presentatore, il deputato di Forza Italia, Gianfranco Conte. Il quale però non ha alcuna intenzione di demordere sull'argomento e ha preannunciato che presenterà una proposta di legge per regolare l'intera materia. L'emendamento prevedeva che chi era in possesso illegalmente di reperti archeologici poteva diventarne il legittimo proprietario pagando il 5 del loro presunto valore. Contro il pericolo dell'approvazione dello scandaloso provvedimento c'era stata nei giorni scorsi la levata di scudi di tutto il mondo della cultura in Italia e all'estero, compreso lo stesso ministro Urbani. Italia Nostra aveva condannato duramente l'iniziativa del parlamentare di Forza Italia e aveva denunciato come «sintomatico il procedere del governo con condoni ad ogni pie sospinto, un comportamento che legittima ogni sorta di crimini contro il patrimonio culturale e naturale, del nostro paese». «È una vittoria della legalità e dell'opposizione - ha commentato il deputato dei Ds Giovanna Grignaffini - Era un emendamento che in pratica legittimava i furti d'arte».