Il Comune sollecita la Regione: per bloccare la frana servono subito 750mila eur LIVORNO. Il Comune chiederà alla Regione di riconoscere, per la frana di via Falcucci, lo stato di calamità. E' quanto riferito dal capo della protezione civile, Leonardo Gonnelli, che ieri mattina ha incontrato gli abitanti di Quercianella riuniti dal presidente della circoscrizione 5, Matteo Ampola, al centro sociale di via Nardini. Più di cento persone considerando le famiglie evacuate, i quercianellesi doc e i proprietari di case estive arrivati da Firenze e Milano. Due premesse. La frana, che ha portato all'evacuazione di cinque palazzine, ha rallentato la sua corsa: le case si sono spostate di 8.5 centimentri in trenta giorni e solo di 2 millimetri negli ultimi quattro. Ma l'allarme non è affatto rientrato e servono subito interventi ad ampio raggio. Con quali soldi? «Sicuramente - esordisce Gonnelli lanciando una frecciata alla Provincia - quelli del Comune e speriamo della Regione. Certo qui dovrebbero esserci anche altre amministrazioni...». Domani la giunta comunale si riunirà per emendare il bilancio, che dovrà essere approvato entro fine mese: servono subito 740mila euro per fermare la frana e mettere in sicurezza almeno le aree pubbliche. Considerando i danni agli edifici privati, invece, la cifra supera il milione. I primi interventi, come riferito da Gonnelli, partiranno la prossima settimana: «Occorre tagliare la fognatura bianca e mettere una specie di bypass all'altezza del curvone di via Falcucci, in modo da spingere l'acqua verso il botro di Quercianella e impedire che transiti nel sottosuolo franoso e già zuppo». Una lingua di 8mila metri quadrati che si muove su un'area di frana di almeno 15mila, nata con le lottizzazioni degli anni Settanta. «Saranno fatti carotaggi a diverse profondità - riprende Gonnelli - e sistemati altri dieci fessurimetri nelle crepe delle palazzine per misurare gli spostamenti. Subito dopo serviranno 180mila euro per sparare canne drenanti lungo tutto il versante nord». Come enormi punture tireranno via dal sottosuolo l'acqua che (complici disboscamento e cementificazione) appare come la causa principale del movimento. «Drenata l'acqua - chiude il geologo - dovranno essere impiantate palizzate nel terreno: altri 320mila euro». Martedì il Comune presenterà alla Regione un resoconto di massima per chiedere, appunto, il riconoscimento dello stato di calamità. Mercoledì i rappresentanti dell'amministrazione incontreranno di nuovo i proprietari degli appartamenti evacuati. «Se non ci saranno cambiamenti - fa sapere Gonnelli - le famiglie dei civici 63A, 71, 72, 80, 82 (evacuati in via precauzionale) potranno rientrare in casa tra mercoledì e giovedì». Ai proprietari saranno intimati i lavori di messa in sicurezza, ma Gonnelli ha chiesto a ognuno di presentare una perizia di massima per provare a ottenere un risarcimento dalla Regione (come avviene in caso di alluvioni). Resta invece il divieto di dimora per i civici 74 e 76: «Le scale rischiano di crollare alla prima pioggia. I lavori privati dovranno essere coordinati con quelli pubblici».