Cesaretti: «In dieci anni Lucca è molto cambiata ora serve una strategia di sviluppo precisa» LA CITTÀ CHE VORREI «Non bastano micro-interventi casuali serve un quadro chiaro e organico» Giuliano Cesaretti è presidente provinciale della Confesercenti dal 2001. È socio fondatore dell'associazione e membro della giunta regionale. È anche membro della giunta della Camera di Commercio e consigliere della Lucca Promos. È imprenditore nei settori della distribuzione di carburanti, energie alternative e nel commercio internazionale, con attività a Lucca e all'estero. Le risorse? Ci sono e davvero formidabili: una società di marketing parlerebbe di "bel capitale" sul quale investire per il futuro. Ma mancano il progetto condiviso, la strategia e la cabina di regia che consentano alla città di sfruttare come merita le sue grandi prerogative. È netto il giudizio di Giuliano Cesaretti, presidente della Confesercenti. «Rischio di ripetere concetti già espressi da altri, ma davvero - afferma - si stenta a percepire quali siano i punti chiave per il rilancio di Lucca e gli atti che, passo passo, devono portare a conseguire il risultato. Un esempio su tutti: le cronache mostrano il caos, prevedibile, nato dall'assenza di una vera strategia complessiva sull'accessibilità e la sosta nel centro storico e a ridosso delle Mura, obiettivo fondamentale per far vivere la città. Non possiamo andare avanti con micro-interventi, è necessario e urgente un quadro organico della mobilità». Una critica ricorrente, che appare ormai scontata. E la proposta? «In breve: parcheggi scambiatori, navette per collegamenti rapidi e gratuiti tra questi e il centro storico, stalli a pagamento sufficienti dentro le Mura, nuove aree di sosta a ridosso della circonvallazione, immediato utilizzo del polmone della Manifattura che per trent'anni abbiamo sentito indicare come uno dei due poli di approdo, insieme alla caserma Mazzini». Con questi interventi rifiorirebbero il commercio e la vita in centro? «I tempi d'oro per il dettaglio sono passati. Avanzano nuovi sistemi di commercializzazione, dagli ipermercati a Internet, si trova di tutto da tutte le parti. La concorrenza e la crisi generale si fanno sentire. Ma è fuori discussione che per rimanere un polo di attrazione il centro storico, e anche l'immediata periferia, devono essere facilmente raggiungibili e fruibili. «Ogni intervento che vada in questa direzione non può che avere effetti positivi. Se arrivano più turisti e persone dalla periferia, dai paesi e dai Comuni più o meno vicini, Lucca diventa più viva, vivace e affascinante anche per i turisti. E si risvegliano anche gli interessi per la residenza e l'apertura di attività. Se non si fa niente e, peggio ancora, si fanno nascere a due passi dalle Mura, tra l'area del Campo di Marte e la stazione, nuovi centri commerciali accompagnati da altre colate di cemento è chiaro che alla città si porta un colpo forse mortale». Ma i quartieri della periferia non hanno diritto ad avere i loro servizi, i loro centri di aggregazione? «Guardi, più volte ci sentiamo accusare di pensare solo al commercio nel centro storico, ma non è così. Il vero problema è che si parla di costruzioni invece che di funzioni. Se ci fosse la strategia che manca, anche la periferia potrebbe contare su realizzazioni che la valorizzano e ne favoriscono la vita di quartiere. Ma non si possono costruire cattedrali nel deserto, finalizzate solo all'interesse dei costruttori, al di fuori di ogni reale legame con le aree in cui si vogliono far nascere. «A chi giova il megacomplesso che si ipotizza allo stadio di Porta Elisa? O l'enorme città satellite nel parco S. Anna? O le altre operazioni analoghe tra il Campo di Marte e la stazione? Non sono sufficienti a far riflettere i problemi - se non altro di collegamenti e di servizi - che fanno rilevare anche il polo fieristico e il polo tecnologico a Sorbano? Facciamo prima un piano organico di recupero e valorizzazione anche delle periferie. Dotiamole di viabilità, infrastrutture, servizi, centri di aggregazione e poi stabiliamo se, come e dove certi enormi complessi è opportuno che sorgano. Non solo per chi li realizza, ma anche per la collettività. Io vorrei una città policentrica, ma non sparpagliata a casaccio. Del resto il nostro sforzo e l'impegno convinto per creare centri commerciali naturali intorno alle Mura testimoniano l'attenzione che abbiamo per lo sviluppo anche della periferia. Le iniziative a S. Concordio, S. Anna, Arancio, Giannotti, Ponte a Moriano e in tanti paesi più distanti parlano da sole». Anche lei si sofferma sugli aspetti negativi. Di positivo vede niente? «Tre elementi sugli altri. Negli ultimi dieci anni sono diventati patrimonio della città grandi eventi, manifestazioni e iniziative che vanno di pari passo con l'aumentata e migliorata accoglienza. I numeri in crescita del turismo e dell'offerta ricettiva sono un'altra realtà. Infine non vanno trascurati interventi, sia pure parziali, di riqualificazione dell'immagine della città. Ma il danno prodotto dall'eccessiva proliferazione urbanistica rischia di vanificare questi risultati e di intaccare l'identità di Lucca e del suo territorio, le armi principali». E accanto all'identità da difendere quali altre risorse ritiene vadano recuperate e promosse? «Tocca un punto cruciale e delicato: la promozione. Senza un'adeguata iniziativa di valorizzazione e comunicazione ogni sforzo rischia di essere vano. La chiusura delle Apt sotto questo profilo è stato un colpo terribile. Insieme ad altre associazioni, alla Camera di Commercio e alla Provincia, la Confesercenti cerca di rimediare collaborando all'iniziativa permanente di promozione. Non è più tempo di sciocca concorrenza tra un ente e l'altro: senza una cabina di regia o comunque un organismo snello ed efficiente di gestione della comunicazione e del coordinamento sarà difficile valorizzare davvero le risorse». Che cosa è che può far diventare davvero Lucca capitale? «Intanto l'adeguato sostegno alle oltre 500 attività che sorgono in un'area ristretta come il centro storico, un'offerta che nessun altro è in grado di offrire. Ma i negozi da soli non bastano. Servono iniziative per recuperare residenza e attrarla attraverso il ritorno di funzioni, servizi, uffici usciti negli anni dal centro storico. Servono programmi mirati per le proposte culturali che si sposano al patrimonio storico e architettonico, alle Mura, alle Ville e al verde. Proposte permanenti e sparse su tutti i mesi dell'anno basate sulla figura, la vita e l'opera di Puccini e degli altri grandi musicisti lucchesi. Occorre una vera collaborazione che metta in sinergia l'enorme forza attrattiva dei Comics e del Museo del Fumetto, accanto a un rinnovato sforzo per qualificare sempre di più eventi come Summer Festival, Digital Photo, Il Desco e i concerti di Andrea Colombini in S. Giovanni e all'Anfiteatro. Idee, qualità, sinergia e promozione: queste le parole magiche per il rilancio. Gli attori principali di questo processo virtuoso devono trovare un'intesa e fare sistema». Sono in discussione progetti specifici come la realizzazione della multisala cinematografica e il restauro del mercato del Carmine. Non li vede integrati nella strategia complessiva di valorizzazione? «Certamente. Ricordo che abbiamo già espresso il nostro parere sui due argomenti. In merito al multiplex valutiamo in primo luogo la funzione di polo aggregante. A nostro giudizio sarebbe ottima la collocazione all'interno del complesso della Manifattura, ma non escludiamo che possa funzionare anche in qualche zona della periferia. Purché diventi un elemento vitalizzante e qualificante per l'intero quartiere e non sia una cattedrale nel deserto. Per il Carmine è "solo" dal 1976, anno in cui entrai nella Confesercenti, che mi batto perché diventi la naturale collocazione dei prodotti tipici del territorio. Leggo che il Comune cerca il gestore a cui affidare il recupero, ma non capisco cosa voglia fare del mercato. Il Carmine deve tornare ad essere il cuore pulsante del centro storico, valorizzando la tipicità lucchese. Non può essere soltanto il privato a decidere come e in cosa trasformarlo. Insieme alla multisala nella Manifattura, il mercato della filiera corta nel settore agroalimentare rappresenterebbe un valore aggiunto per la città, l'arrivo di funzioni che adesso mancano. Sono le due ultime grandi sfide, se si colgono faremo enormi passi avanti». Sempre che si realizzino gli assi viari di grande scorrimento e si potenzi la linea ferroviaria. «È vero, sono l'altra priorità. Dopo tanti protocolli, spero proprio che si comincino ad aprire i cantieri. Il territorio ha preso le sue decisioni da tempo, aspetta solo progetto e soldi. Mi auguro che il ministro Matteoli venga a portarceli, assistere soltanto all'ennesimo protocollo firmato sarebbe una grande delusione: aspetto progetto esecutivo e voci precise di finanziamento. Non solo per le strade, ma anche per il potenziamento della linea ferroviaria Firenze-Lucca-Viareggio. Che fine ha fatto la metropolitana di superficie tante volte sbandierata?». Come altri, sembra dimenticarsi dei giovani. Può davvero diventare vivace una città che offre poco o niente a questa fascia di età? «I locali certo non bastano. Credo che bisogni puntare di più sulla proposta di iniziative culturali e sugli spettacoli. Torna allora la questione della multisala, accanto ad una più intensa stagione teatrale non solo al Giglio, ma anche in S. Girolamo e S. Romano. Intanto si potrebbe pensare di rendere fruibili fino alle 24 centri pubblici come l'Agorà e le casermette delle Mura. Più gente in centro (residenti, giovani, turisti) vuol dire più sicurezza, non solo più vivacità. Le presenze da sole non bastano però a scoraggiare i malintenzionati: ci vogliono anche più controlli e misure, come la videosorveglianza, nelle parti più isolate del centro storico».