Il ministro Galan comincia dai tagli alla cultura Ci voleva proprio una polemica ad aprire la nuova era del ministro Galan. Anzi due polemiche e più: il festival di Venezia contro il festival di Roma, i bronzi di Riace fuori dalla Calabria, partire dall'emergenza Pompei e dal suo degrado sociale e poi via per tutti gli altri siti archeologici. Non sarà che, secondo lo stile del governo, lanciando una nuova polemica si fa dimenticare quella precedente? Con educazione e aplomb, il mondo dello spettacolo ha gentilmente ringraziato per il ripristino del Fus invece di ribellarsi al fatto che la cultura non è una tassa da far pagare ai cittadini ma un diritto e che per trovare i fondi bastava far coincidere le due giornate elettorali invece che aumentare le accise sulla benzina su cui paghiamo ancora guerra di Etiopia, Vajont, Belice eccetera. Invece ecco che arriva il «governo del fare» a mettere ordine: strano davvero in un ministero che finora non aveva trovato tempo per incontrare né sindacati né associazioni di categoria. Ora si vogliono stringere i tempi e Galan dichiara: «Venezia è il festival di cinema più antico del mondo. Certo sarebbe ridicolo dire a Roma di non occuparsi di cinema, visto che è la patria di quel mondo, ma fame uno in concorrenza lo troverei a dir poco stravagante. Anche perché, visti i fondi a disposizione, si rischia di indebolire entrambe le manifestazioni». Non per entrare in difesa del festival di Roma che avrebbe fatto meglio a mantenere il nome di «Festa di Roma» viste la sua propensione al divismo, ma si sa bene che sono gli sponsor a finanziarlo (solo 200 mila euro sono erogati dal ministero), e che si tratta di una vetrina di un'industria dall'enorme indotto di lavoratori di Roma e del Lazio. La strategia di trasferire questo polo al nord è già stato tentato più di una volta (anche intorno al '43), ora si riprova a smontarlo perché sia più facile il trasporto, ma sapremo nei prossimi giorni cosa ne pensano a proposito i lavoratori di Cinecittà. Nel frattempo il fronte dei politici della Capitale si è compattato: il sindaco Alemanno («Roma non si tocca, il festival va avanti con buona pace di Galan»), la presidente della regione Polverini («noi abbiamo voluto e difeso il Festival di Roma che anche quest' anno vedrà la partecipazione di tutte le istituzioni locali e proseguirà anche nei prossimi anni»), il presidente della provincia Zingaretti: «Il neo ministro Galan non si è ancora insediato e già coglie l'occasione per attaccare il festival della Capitale. Che noia, anche oggi abbiamo a che fare con la solita polemica contro Roma da parte di esponenti del governo leghista di destra». Non sarà che, come nota Vincenzo Vita, dovrebbe preoccuparsi un po' di più del palazzo del cinema di Venezia, un cantiere a cielo aperto ormai da anni e sempre allo stesso punto? E, soprattutto, non sarà che ancora una volta il governo tenta di dividere il mondo della cultura come ha provato e riprovato a fare senza riuscirci?
Il ministro Galan comincia dai tagli alla cultura
Il ministro della cultura, Galan, ha lanciato una serie di polemiche contro il festival di Roma, accusandolo di essere un "festival di cinema" e di non essere una vera manifestazione culturale. Ha anche affermato che il festival di Venezia è il più antico del mondo e che Roma non si deve occupare di cinema. Il ministro ha dichiarato che il festival di Roma è finanziato da sponsor e che si tratta di un'industria con un grande indotto di lavoratori. Ha anche affermato che il governo vuole trasferire il polo cinematografico del nord, dove sarebbe più facile il trasporto. Il fronte dei politici di Roma si è unito per difendere il festival, con il sindaco Alemanno, la presidente della regione Polverini e il presidente della provincia Zingaretti.
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