Il neoministro vuole "ottimizzare" le kermesse di cinema: «Quella di Venezia è storica, una basta e avanza» I festival del Cinema, in Italia, sono come la buona società inglese di Oscar Wilde: farne parte è gran noia, ma starne fuori un'autentica tragedia Ed è sicuramente per tal vezzo intellettuale - e per altro - che Gianni Alemanno ha sfoderato il kalashnikov contro Giancarlo Galan. Il quale Galan, appena passato dal ministero dell'Agricoltura alla Cultura ha dichiarato alla Stampa «A Venezia c'è il festival del cinema più antico del mondo (1932, ndr), ma sarebbe ridicolo dire a Roma di non occuparsi di cinema visto che di quel mondo è la patria Ma fame uno in concorrenza lo troverei ridicolo, a dir poco stravagante, anche perché si rischierebbe di indebolirli entrambi, dati gli scarsi fondi a disposizione». B che, significa, tranchant urge potenziare la Mostra di Venezia e cancellare, semmai, il mostro di Roma Antica e nobile polemica. Galan, quando vuole -e vuole spesso- è un bombardiere. Ovvio che Alemanno sindaco di Roma l'abbia subito azzannato al collo ammonendo: «Il Festival internazionale del Film di Roma non si tocca». E aggiungendo, con fierezza quirita, che il Festival di Roma è un oggettino culturale autoprodotto; che «lo pagano innanzitutto sponsor privati e solo in minima parte le istituzioni del territorio, mentre il Ministero ci dà soltanto 200mila euro a fronte di 7 milioni di euro che ogni anno vengono dati al Festival di Venezia; che i ministri dovrebbero servire a unire le anime dei popoli e spazzare i campanilismi, invece di riaccendere vecchie controversie. ARRIVA LA BOMBA. Galan sgancia la seconda bomba, un'atomica giusto sull'orticello: «Non c'è nulla di peggio in campo culturale, ma non solo, del campanilismo, del voler coltivare il proprio orticello a tutti i costi. Ecco perchè si deve stare dalla parte di Venezia, in quanto Venezia è storicamente la prima vetrina mondiale dell'arte cinematografica e tale deve continuare ad essere». Al che la polemica infuria. Politica e opinione pubblica si aprono in due come una mela. C'è chi, come la romana governatrice del Lazio Polverini e la sinistra in toto (compresi gli artisti come Carlo Verdone, romanissimo) capitanata dal presidente della Provincia Zingaretti s'inalbera, s'amareggia e ritiene la polemica culturale snobisticamente "noiosa". E chi, nell'alveo stesso centrodestra, sostiene che Galan abbia semplicemente sibilato cocenti verità, come il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro o il potente deputato Fabio Rampelli nemico giurato d'Alemanno. Poi spargono dichiarazioni di sostegno, petali sul nuovo sentiero galaniano nomi altisonanti: l'opulento regista Tinto Brass, venezianissimo o Vittorio Sgarbi: « Così come in Francia non ci sono due festival del cinema: c'è Cannes e non c'è Parigi». E quest'ultima opinione sarà monsieur de Lapalisse, ma fotografa realtà consolidate, anche in Germania dove l'Orso d'Oro passeggia solo e soltanto sulle passerelle della Berlinale. Ora, noi non sappiamo ancora se Galan sappia di cinema, pure se la sua militanza alle mostre veneziane come governatore veneto è, perlomeno, acclarata. Ma l'uomo inizia col piede giusto. Che, poi, al di là del campanilismo, della querelle culturale e della naturale competizione fra città, comportamenti, differenti approcci alla vita, la kermesse romana è fondamentalmente, una veltronata. A volerla fortemente nel 2005 fu, infatti, Walter Veltroni, romantico cineoperatore e cine-critico su Ciak col la vibratile rubrica "I luoghi dell'anima" . Veltroni, allora era pure primo cittadino della Capitale. E, probabilmente, fu in uno slancio esoterico, invaso dallo spirito del Conte Volpi di Misurata - il fondatore della Mostra d'Arte Cinematografica - che s'immaginò sulla terrazza dell'Hotel Excelsior, in una soleggiata giornata degli anni'30. Al suo fianco svettava Marlene Dietrich e Frank Capra gli sbuffava addosso nuvole di cubano; mentre gli rifilavano poderose pacche sulle spalle Emil Jannings e Jean Renoir, dai cui film "Ingratudine" e "La grande illusione", peraltro, Veltroni stesso trasse ispirazione per la creazione del Pd. Fu allora che Veltroni cominciò a ventilare le "Ottobrate romane di cinema", a rimembranza anche delle estati giovanili nelle serate a cazzeggio tra il Circo Massimo e la Basilica del Massenzio. Poi modificò quel nome tremendo in "Festa del cinema", chiamò i suoi amici artisti e pensò di rifondare Hollywood sul Tevere, col suo carico di attrici appariscenti, politici compiaciuti, generoni ansimanti e sceneggiatori radical chic tipo Stefano Satta Flores nella "Terrazza" di Scola IL SOGNO DI WALTER Purtroppo nulla cambiò con la dipartita politica di Walter. Alemanno invece di cancellare quell'inutile clone, se ne impadronì. A dire il vero, l'organizzazione del nuovo "Festival Internazionale del Film di Roma" venne affidata a riconosciuti professionisti. L'immortale e democristianissimo Gian Luigi Rondi presidente - e la coordinatrice unica Piera Detassis, mondadoriana direttrice di Ciak ancorchè di sinistra, portarono film e risultati coprendosi "intelligentemente sia a destra che a sinistra". Piera -che è un genio- irretì perfino l'ex ministro Sandro Bondi, uno che di cinema sa poco, trascinandolo a parlare del prediletto Ugo Tognazzi nel ventennale della morte, accostandolo a Natalia Aspesi di Repubblica e a Sergio Castellitto, due che più antiberlusconiani non si può. Bondi, animella, visibilmente emozionato, ringraziò. E il Festival veleggiò verso radioso avvenire. Con Galan, par che la colonna sonora sia diversa..
Galan parte bene: Via il Festival di Roma
Il neoministro Gianni Alemanno ha espresso la sua intenzione di "ottimizzare" le kermesse di cinema, in particolare quella di Venezia, che è considerata la prima vetrina mondiale dell'arte cinematografica. Alemanno ha affermato che il Festival di Roma non si tocca e che il Ministero dovrebbe servire a unire le anime dei popoli e spazzare i campanilismi. Ha anche dichiarato che il Festival di Roma è un oggettino culturale autoprodotto e che i ministri dovrebbero servire a unire le anime dei popoli e spazzare i campanilismi.
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