C'È un mistero che si aggira nelle sale del convento degli Olive-tani,da cinquant'anni più conosciuto come il museo della Scienza e della Tecnica di via san Vittore. Il mistero non riguarda esperimenti scientifici arditi o le mirabolanti macchine di stampo leonardesco che ogni anno attirano migliaia di visitatori, ma più prosaicamente le improvvise dimissioni a catena dei suoi vertici. Prima il presidente della fondazione Carlo Tognoli, seguito dal suo vice Marino Golinelli che ora accusa: «Non mi hanno lasciato lavorare, sono stato tagliato fuori dalla struttura operativa del museo, escluso dalle decisioni, mai interpellato». Le doppie dimissioni sono state presentate ieri mattina durante il consiglio di amministrazione, «accettate con dispiacere» dai colleghi, e hanno portato il vice Michele Perini ad assumersi le deleghe dei due dimissionari per «garantire la continuità operativa del museo». Almeno fino a febbraio quando verrà rinnovato e vi entrerà a far parte anche un rappresentante della Camera di Commercio, come deciso ieri con una riforma dello statuto. Ma se nel comunicato stampa del consiglio di amministrazione nessuno infatti vuole parlare della vicenda in prima persona si dice che tutte e due le «dimissioni sono dovute a motivi di carattere personale, professionale e non evidenziano alcuna ragione di conflitto o diversità di opinioni», a ben vedere non tutto quadra. Se infatti il presidente Carlo Tognoli, ex sindaco di Milano, ex ministro e parlamentare socialista da quasi due anni alla guida della fondazione, affida ad una paginetta le motivazioni del suo addio «deciso con rammarico per ragioni connesse alla mia attività di lavoro a cui devo dedicare impegno crescente. Cosa che mi impedirebbe di occuparmi come si deve, con presenza e attenzione costanti, della Fondazione». Del tutto diversa è la posizione di Marino Golinelli, fondatore dell'industria farmaceutica Alfa Wasserman e creatore della fondazione interna all'università di Bologna che da anni si occupa di ricerca scientifica, di biotecnologie, di formazione e promozione della scienza. «Avevo accettato l'incarico perché sono convinto che i musei siano un centro importantissimo oggi per la diffusione della cultura scientifica. Le deleghe ricevute riguardavano la formazione, la diffusione della cultura scientifica e i rapporti internazionali. Maio queste deleghe che mi davano poteri decisionali non ho mai potuto esercitarle perché sono stato tagliato fuori dalla struttura operativa del museo, mai interpellato. Non mi ascoltavano neppure se chiedevo di aggiornare o innovare sulla formazione. Senza contare che mi sono sentito accusare di conflitto di interessi perché ho rapporti con l'estero e con i ministeri. Pensavo fosse un di più, non un difetto», dice Marino Golinelli. Dal canto suo dopo le accuse Golinelli rinnova la sua stima ali ex presidente della fondazione Museo, Tognoli, «un grande uomo che stimo», ai colleghi del consiglio. Non cita invece il direttore Fiorenzo Galli che alle accuse di Golinelli risponde: «Queste cose non mi riguardano, ho da lavorare. Lo vedete anche voi quante sono le iniziative, le conferenze, le mostre ed i concerti che organizziamo», dice pensando ai prossimi appuntamenti in calendario in via san Vittore. Dai concerti jazz alle discussioni filosofiche su «Ragione, scienza, spiritualità e futuro» con Emanuele Severino giovedì alle 18.30 nella Sala delle Colonne.