ROMA. «Sto entrando in un mare di guai», ha detto prima di tutto a se stesso. E in effetti come inizio - non c'è che dire - è stato niente male: i due festival del cinema di Venezia e Roma? Così come sono stati concepiti sono «in concorrenza». I Bronzi di Riace? «Sono stati trovati nei mari della Calabria» ma «solo per questo devono rimanere in quella zona?». Giancarlo Galan ha iniziato così, col "botto", la sua nuova avventura da ministro dei Beni Culturali. E nemmeno il tempo di prendere pieno possesso della scrivania del ministero, su una cosa sembra già confermare l'esperienza dell'ex Sandro Bondi: le polemiche. Galan infatti - in tre interviste pubblicate ieri su La Stampa, il Mattino e il Sole 24 Ore - con un sol colpo ha già creato un piccolo terremoto politico e territoriale con le sue affermazioni. L'ex governatore del Veneto, comunque, prima di tutto ha stabilito quali debbano essere le priorità della sua gestione. «Affrontare l'emergenza partendo da Pompei» e poi «ci occuperemo dell'area archeologica di Roma» ha spiegato, chiarendo da subito qual è la linea che intende adottare nella gestione di un settore così delicato: «Poche illusioni, poco ottimismo ma tanto entusiasmo». Che tradotto significa: «I soldi non sono fondamentali» ma «servono le idee». Quali? Per il momento si conosce la sua idea sui Festival: «Venezia è il Festival del cinema più antico del mondo - ha spiegato - Certo, sarebbe ridicolo dire a Roma di non occuparsi di cinema, visto che è la patria di quel mondo... ma farne uno in concorrenza lo troverei a dir poco stravagante. Anche perché, visti i fondi a disposizione si rischia di indebolire entrambe le manifestazioni». E, tanto per ribadire il concetto, il ministro ha poi precisato: «II festival del cinema italiano è quello di Venezia e sarà quello di Venezia». Quanto ai reperti custoditi in Calabria il responsabile del Mibac si è chiesto: «È una vera operazione culturale quella di tenerli nel museo di Reggio?». Sul capitolo spesa, invece, l'ex ministro dell'Agricoltura ha già stabilito alcuni punti fermi: uno di questo dovrebbe essere il nuovo palazzo del cinema di Venezia: «Se non facciamo quell'opera passeremo dalla serie A alla serie C». E se il ministro ha incassato al suo ingresso (oltre il reintegro dei fondi del Fus e la garanzia del tax credit per il cinema) il rientro prestigioso di Andrea Carandini il dimissionario presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali - «Se il nuovo ministro me lo chiede, ora ci sono le condizioni» - davanti alle dichiarazioni sul Festival del cinema della Capitale e sui Bronzi di Riace le reazioni politiche non potevano mancare. A partire proprio dagli amministratori di centrodestra "toccati" dalle proposte di Galan. In difesa del Festival del cinema di Roma si è schierato ovviamente il sindaco Gianni Alemanno: «Il Festival internazionale del Film di Roma non si tocca. Al ministro Galan voglio dire due cose. Primo che quella tra il festival di Roma e quello di Venezia è ormai una polemica superata. E un ministro della Repubblica deve unire i territori e non dividerli riaprendo vecchi contenziosi». Sul secondo punto Alemanno ha spiegato anche che «il Festival di Roma lo pagano innanzitutto sponsor privati e poi, solo in minima parte, le istituzioni del territorio, mentre da parte del Ministero non c'è alcun contributo». Anche il governatore del Lazio, Renata Polverini, è intervenuta a difesa del Festival: «Il ministro, in un momento in cui parliamo di federalismo e ci sono molti dibattiti che dividono, forse è opportuno che dia un contributo all'unità del nostro paese». Sul capitolo dei Bronzi di Riace è stato più diplomatico il commento del governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti: «Prossimamente, quando avrò modo di incontrarlo, gli spiegherò perché i Bronzi di Riace resteranno in Calabria». Anche le opposizioni hanno duramente contestato la prima uscita pubblica del neoministro. Di deriva leghista parla Futuro e libertà che con Francesco Pasquali - capogruppo alla Regione Lazio - ha sottolineato come le scelte del ministro siano tutte rivolte a spostare in una certa parte del paese gli interessi: «È evidente che già si avverte la nostalgia del ministro Bondi. Le interviste rilasciate dal suo successore, il veneto Giancarlo Galan, rappresentano una vera e propria deriva leghista». Non a caso - continua Pasquali - gli obiettivi individuati dal neoministro sono l'abolizione del Festival del Cinema di Roma e un'eventuale "deportazione" dei Bronzi di Riace dalla Calabria per una destinazione ignota, magari in Padania». Anche il Pd, con il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti, ritorna sulla questione territoriale: «Che noia! Anche oggi abbiamo a che fare con la solita e pretestuosa polemica, ovviamente contro Roma, da parte di esponenti del governo leghista di destra guidato da Silvio Berlusconi. Ora è il turno del neoministro Galan, che non si è ancora insediato e già coglie l'occasione per attaccare la Festa del Cinema della Capitale». Sul tema del Festival di Roma si è aperto il dibattito anche tra gli addetti ai lavori. Il regista Tinto Brass addirittura scavalca il ministro: «Sono perfettamente d'accordo con il ministro Galan, il Festival del cinema di Roma va cancellato a favore di quello di Venezia». Mentre a difesa della kermesse romana si è schierato l'attore e regista Carlo Verdone: «Mi dispiacerebbe molto se il Festival del cinema di Roma venisse cancellato».
Galan "stecca" sui festival del cinema: Venezia è l'unica mostra che ci rappresenta
Il ministro dei Beni Culturali Giancarlo Galan ha iniziato la sua nuova avventura con una serie di dichiarazioni che hanno creato un piccolo terremoto politico e territoriale. Ha stabilito le priorità della sua gestione, affrontando l'emergenza partendo da Pompei e poi ci occupandosi dell'area archeologica di Roma. Ha anche espresso la sua idea sulla gestione dei festival del cinema, affermando che il Festival di Roma non è necessario e che il Festival di Venezia è il più antico e importante. Ha inoltre stabilito che il palazzo del cinema di Venezia dovrebbe essere costruito e che i Bronzi di Riace dovrebbero rimanere in Calabria.
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