Roma o non Roma? La prima uscita del neoministro della Cultura Galan è stata contro la Festa del Cinema Dopo il nulla di Bondi ecco il nuovo che avanza: il titolare dei Beni Culturali attacca la Festa del Cinema di Roma, anche se la kermesse non ha a che fare con lo Stato. E il suo futuro potrebbe essere comunque incerto. La storia. Uomo di Publitalia da Governatore del Veneto all'Agricoltura Che noia! Ecco la solita e pretestuosa polemica contro Roma, da parte di esponenti del governo: adesso è il turno del neo ministro Galan, che ancora non insediato attacca la Festa del Cinema della Capitale», sbotta tra i primi il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, dando ieri l'avvio a una gragnuola di dichiarazioni che per lo più hanno stigmatizzato l'intervento del ministro ai Beni e alle attività culturali contro la kermesse cinematografica capitolina in favore di quella veneziana, ieri in un'intervista alla Stampa. Un «biglietto da visita» di cui forse Giancarlo Galan non aveva bisogno - tanto che ha abilmente corretto il tiro in giornata - ma che ci presenta l'uomo che reggerà uno dei più delicati dicasteri per il nostro paese: quello della cultura, poco finanziata e spesso ancor peggio gestita dallo Stato. Classe 1956, iscritto giovanissimo al Partito Liberale Italiano, Galan è uno degli uomini di Publitalia che ha costruito il partito-azienda Forza Italia, che lo ha lanciato in politica negli anni '90. Un vero pretoriano di Berlusconi, tanto che Silvio con Marcello Dell'Utri hanno presenziato al suo matrimonio da «Mille e una notte», come descritto da TGPadova. Ma anche un «animale politico», come oggi s'intende, grazie a tre mandati come presidente del Veneto (1995-2010), dove ha appreso quell'italico campanilismo per cui il nord lotta contro il sud o contro lo straniero - tanto che molti lo prendono per leghista. Quando c'era da inaugurare una piazza a Mestre nel '97 disse: «Consigliate a Scalfaro - allora Presidente della Repubblica ndr - di non venire». Scalfaro andò. Dieci anni dopo, nel 2006, si scagliava come tanti (tra cui il sindaco di Venezia Massimo Cacciari) contro la nascente Festa del Cinema di Roma, che avrebbe penalizzato il Festival di Venezia: ottennero poco. Negli anni successivi ha sostenuto la candidatura del Guggenheim Museum per l'assegnazione di Punta della Dogana a Venezia, ma la spuntò la Fondazione Palazzo Grassi di François Pinault. E Galan divenne suo alleato e sostenitore: aveva imparato a «stare a tavola». Ma anche, previo risarcimento, a ingoiare i rospi: come nel 2010, quando gli sfilarono l'amatissima poltrona di governatore del Veneto, dove era molto apprezzato, in favore di un leghista, per consegnargli prima quella di ministro dell'agricoltura e oggi, soppresso l'agri e mutata una vocale, quella della cultura. TRA LE MACERIE Certo è che dopo tre anni di Sandro Bondi, che poco s'è visto e quando s'è visto ha fatto non pochi danni, al Ministero sicuramente apprezzeranno la vivacità di questo padovano che è già al suo posto con una bella polemica ancor prima d'insediarsi ufficialmente. Ed è qui la forza di Galan rispetto al suo predecessore: prendere seriamente le cose e occuparsene, magari dopo un primo scivolone. Perché di questo si tratta nel caso della Festa del cinema: come ministro Galan può poco, non essendo lo Stato tra i soci della Fondazione che gestisce la kermesse - Cinema per Roma- e il finanziamento statale è di appena 200 mila euro su un bilancio di oltre 12 milioni di euro, stanziato per lo più da Comune, Provincia e Regione, Camera di Commercio e Musica per Roma. Così perfino Gianni Alemanno, sindaco della capitale oggi debolissimo politicamente, ha potuto rintuzzarlo esclamando: «Il Festival di Roma non si tocca!». Ma è giusto dire che anche senza Galan le cose non è che poi vadano benissimo per Cinema per Roma: la folgorante antipatia che brilla tra Alemanno e il governatore del Lazio Renata Polverini ha portato a un progressivo disimpegno della regione che da 1,5 milioni di euro ha ridotto il suo finanziamento a 200 mila euro. E anche la Camera di Commercio ha cominciato ha storcere il naso, quando da glamourosa Festa veltroniana la kermesse si è trasformata in un più morigerato Festival, quasi una mostra-mercato del cinema. Chissà come andrà a finire. Vincenzo Vita, capogruppo del Pd alla commissione cultura del Senato, osservava ieri che Galan, invece di Roma. farebbe meglio a occuparsi della scandalosa situazione del Palazzo del Cinema a Venezia. E il neoministro è atteso in laguna 1'11 aprile, a inaugurare proprio a Punta della Dogana una mostra dal titolo «Elogio del dubbio» - il che gli potrebbe tornargli utile per le sue future esternazioni. PAROLA DI VANNINO CHITI (PD) «Quella del ministro Galan, che sicuramente avrà ben altri problemi da risolvere dopo la disastrosa gestione precedente, è una disputa provinciale, inutile e senza senso». Il Leone e 1'Urbe. Festa travagliata Nata per volontà dell'allora sindaco della capitale Walter Veltroni, la Festa del cinema di Roma è stata negli anni al centro di numerose polemiche, fin dalla sua fondazione nel 2006. Oltre al sindaco Massimo Cacciari e al governatore del Veneto Giancarlo Galan - che vedevano in pericolo il prestigio del Festival di Venezia, subito si schierarono contro al kermesse anche esponenti della sinistra e della destra capitolina. Quando nel 2008 il centrodestra vince le elezioni comunali a Roma, per la manifestazione la fine sembra segnata, ma il neo sindaco Alemanno alla fine opta per un nuovo presidente, a Goffredo Bettini succede Gianluigi Rondi,e un nuovo nome Festival internazionale del cinema.