Giancarlo Galan è alle sue prime ore al ministero dei Beni culturali, quelle in cui, dice dopo aver appena incontrato i suoi direttori generali, «un ministro deve essere impegnato soprattutto a tacere, leggere, ascoltare perché c'è da conoscere e da capire le carte, gli atti ufficiali e i bilanci accertati». Dice subito, però, che il suo è stato «un inizio fortunato»... Ministro Galan, arriva lei al Mibac e arrivano i fondi: un buon segno? «Certamente. Il mio è un inizio fortunato: dopo anni in cui, bilancio dopo bilancio, la cultura vedeva progressivamente scomparire soldi dalle proprie casse, ieri finalmente sono arrivati i soldi. I giornali, giustamente, hanno sottolineato l'importanza del reintegro del Fus, dopo la forte preoccupazione e mobilitazione per il sistema della lirica e per il teatro, e di tutto il mondo dello spettacolo, ma sono importanti anche i soldi che sono stati messi a disposizione dei Beni culturali. I fondi al Fus rappresentano comunque una importante boccata d'ossigeno di cui bisogna riconoscere il merito all'impegno di diverse persone: il mio predecessore Bondi, il sottosegretario Letta e il maestro Muti che a vario titolo si sono spesi per questa causa. Contro i tagli governativi alla cultura ci sono state proteste ed appelli, anche internazionali: quanto ha contato questa mobilitazione? «Purtroppo temo molto. E dico purtroppo perché non deve mai più accadere che i soldi per la cultura arrivino con un provvedimento straordinario dopo gli appelli, le proteste, gli insulti. Ecco perché il mio primo impegno sarà quello di assicurare alle istituzioni culturali di questa Paese un finanziamento ordinario, stabile e sufficiente. Assegnare fondi alla cultura deve essere la norma, non certo l'una tantum decisa dopo appelli e proteste di piazza». In che modo si muoverà? «Cercando finanziamenti adeguati ma anche, dove è possibile, di eliminare gli sprechi. Il che è cosa ben diversa da una politica dei tagli che, quando si tratta di cultura, non possono essere decisi soltanto dal ministro dell'Economia. La cultura deve essere un tema di cui deve farsi carico l'intera struttura di governo, non certo un singolo ministro, con l'interessamento e il sostegno di tutto il parlamento. Fino a quando non si capirà questo la nostra politica sarà sempre fallimentare». E come si cercheranno i finanziamenti? «Puntando sulle idee e su progetti sostenibili e realizzabili troveremo i finanziamenti necessari e indispensabili per ridare senso e vitalità alla cultura italiana». Idee e progetti di chi? Anche di investitori privati? «Questo paese è ricco di grandi personalità, non c'è che da imparare ad ascoltarle. Parlare di meno e ascoltare di più. Quanto ai privati è necessario che si avvicinino in modo concreto alle questioni della tutela dei beni culturali, bisogna quindi creare le norme perché questo possa avvenire con regole certe. Personalmente, dopo l'esperienza fatta da Governatore del Veneto, credo molto nello strumento del project financing, senza il quale non si sarebbero potute realizzare opere importanti come il passante di Mestre e l'ospedale di Mestre». Da Della Valle, a De Laurentiis, agli imprenditori napoletani, su Pompei i privati hanno idee e progetti. Come si muoverà, invece, il ministero? «Pompei è non importante, importantissima. Ma affronteremo la questione degli Scavi insieme a tutte quelle che riguardano gli altri siti archeologici del nostro Paese. Però bisogna smetterla con l'ipocrisia: Pompei, lo ha ricordato prima una storica britannica e poi il nostro studioso Carandini, durante la guerra è stata bombardata, basta, dunque, continuare a lamentarsi per il crollo della Schola Armaturarum. Anche perché non esiste solo Pompei: soffermarsi sempre e solo sugli Scavi significa non conoscere la storia di grande capitale europea della cultura che Napoli è stata e deve continuare ad essere, ignorare i problemi delle Ville Vesuviane, dei Campi flegrei. In Campania, poi, ci sono anche esempi del "si può fare" come il centro storico di Portici e di Salerno, due città ben gestite che mi hanno colpito molto positivamente quando le ho visitate da ministro dell'agricoltura».