Ischia. La Torre di Michelangelo, come il balcone di Giulietta a Verona. Il luogo del celebrato ma al tempo stesso «clandestino» amore - icona poetica e letteraria dell'isola cinquecentesca - fra Michelangelo Buonarroti e Vittoria Colonna, cugina di papa Giulio II, resta al centro di roventi polemiche «nominaliste» con il sindaco che non cambia rotta: la Torre continuerà infatti a chiamarsi di Michelangelo e non «del Guevara». E sì, perché fra entusiasmanti colpi di scena alimentati nell'immaginario collettivo dalla due fazioni da lungo tempo in disputa fra loro (michelangiolisti contro coloro che sostengono la primogenitura del governatore spagnolo che edificò il palazzo) alla fine dagli archivi toponomsatici del Comune, Giosi Ferrandino ha tirato fuori la conferma che da oltre un secolo e mezzo la Torre in stile rinascimentale che fronteggia sul mare la mole del castello aragonese, ufficialmente si chiama «di Michelangelo». Una doccia gelata sulle speranze dunque dei fan del Guevara, che nei giorni scorsi avevano inneggiato al ritrovamento dello stemma del govermnatore spagnolo. Alla conferenza stampa di ieri, la polemica «nominalista» si è tuttavia affacciata solo di sfuggita. Affidata a qualche battuta sibillina. Per quanto riguarda invece il discorso puramente tecnico del recupero e del restauro di alcuni affreschi che verranno eseguiti grazie al protocollo d'intesa scientifico promosso dal circolo «Georges Sadoul» fra il Comune di Ischia, il professor Angelini del dipartimento beni culturali della regione e l'università di Dresda, è stato il professor Thomas Danzl a fare ieri il punto della situazione alla conferenza stampa che si è svolta alla biblioteca Antoniana. Il ritrovamento, sotto ben 21 differenti strati di calce. «Questa copertura, dovuta a pitturazioni degli ambienti che si sono succedute nei decennoi e nei secoli - ha avuto modo di spiegare la dottoressa Monica Martelli Castaldi, responsabile dei procedimenti di restaurazione pittorica - ha consentito agli affreschi di mantenersi pressoché inalterati nel tempo».