Il sindaco di Arcidosso «Necessario un aiuto per la manutenzione» «C'è un fenomeno grave e preoccupante nel nostro territorio: quello dell'inarrestabile scomparsa delle strade bianche, elemento caratteristico del paesaggio amiatino. Un caso eclatante il tentativo di asfaltare la strada che conduce alla cima di Monte Labro, sventato in extremis due anni fa». Torna sull'Amiata la polemica fra chi non vuole asfaltare e chi, invece, anche per lavoro sente la necessità di rendere praticabili le stesse strade. Appartiene al primo gruppo Alessandro Bramerini, un arcidossino che spiega, polemizzando con gli amministratori: «Si dà il caso che su questi monti ci siano strade bianche frequentate da turisti che sono attratti proprio dalla selvaticità della zona e dal fascino dei luoghi, dagli escursionisti a piedi, a cavallo o in bicicletta che hanno sempre maggiore difficoltà a svolgere le loro attività in zone di grande pregio storico-ambientale e poco aggredite dal via vai delle automobili. Questi sono i luoghi individuati dall'Europa come "Sito di Importanza Comunitaria", territori ricchi di emergenze naturalistiche, di animali e vegetali selvatici rari. Per una percorribilità agevole di queste strade basterebbe un buon fondo, con particolari accorgimenti nei punti più critici. I percorsi non sono di grande scorrimento e quindi devono continuare ad essere percorsi a bassa velocità, godendo di un panorama. E allora per quale motivo si vuole continuare ad asfaltare?». La domanda l'abbiamo girata al Sindaco di Arcidosso Emilio Landi: «Noi, come comune - afferma - non vogliamo compromettere le bellezze del territorio, tanto che la nostra idea è quella di mantenere il più possibile integro il patrimonio di strade bianche che possediamo. Ma con delle precisazioni, sottolinea il sindaco, perché Arcidosso possiede 100 chilometri di strade bianche e non ce la facciamo a mantenerle imbrecciate sempre a puntino con le sole forze dell'erario comunale. Ci vuole l'apporto del Consorzio di bonifica, quello della provincia e la compartecipazione dei privati. Poi, aggiunge Landi, c'è chi ci vive e ci lavora nelle zone interessate da questo tipo di strade. Non ci passano solo biciclette e cavalli. Ci passano pulmini, auto, furgoni, camion. E ci sono tratti che se non asfaltati diventano impraticabili. E a rischio». L'esempio è il tratto di circa 100 metri all'Abandonato dove il pulmino per i bambini rischia di restare costantemente impantanato nella stagione invernale e non regge l'imbrecciatura. Poi un tratto, minimo, che porta al Parco faunistico venendo dalle Macchie, nelle medesime condizioni. «Serve conclude Landi - una manutenzione costante ed è ciò che abbiamo in animo di fare. Non siamo asfaltatori irriducibili». Eppure - ribatte Bramerini in provincia di Siena è in corso la realizzazione del Catasto delle strade bianche per censire e tutelare questi tracciati».