L'assessore Viventi detta le regole: razionalizzazione dell'esistente, recupero e qualità Ancona Una corsa contro il tempo. Chiusa la fase dell'emergenza, si lavora al dopo alluvione. Il materiale su cui mettere mano è vasto e comprende la gestione del territorio. Le leggi da cui trarre spunto ci sono. A partire da quella urbanistica, ferma in commissione da due legislature, ma anche il Pai, il piano di assetto idrogeologico, fatto nel 2004. Quindi, il Ppar, il piano paesaggistico ambientale regionale, targato anni '90. Vari strumenti legislativi a disposizione ma, a detta degli esperti, ormai datati. A Palazzo, l'assessore regionale Luigi Viventi da mesi, ancor prima della grande pioggia, si sta cimentando su come rivisitare la legge urbanistica, il perno attorno al quale ruota l'intera partita della gestione del territorio. Una bella patata bollente che non a caso da anni giace in commissione in attesa di essere riformata. "Ora però c'è il via libera della giunta, vorrei puntare su una serie di norme ponte in attesa di chiudere tutto il percorso della nuova legge annuncia Viventi -, ho già qualche idea su come procedere". La prima. "La Regione si deve riappropriare dell'indirizzo urbanistico, occorre riportare una direzione unica lasciando comunque ai Comuni autonomia nel muoversi. Questo è il primo passo da compiere". Il secondo step. "Bisogna snellire le procedure sottolinea sempre, naturalmente, nel rispetto del territorio". La premessa è una sola: "c'è una sovraedificazione rispetto alle reali necessità, un'eccessiva occupazione del suolo". Il terzo step è in uno slogan. "Dobbiamo costruire sul costruito e cioè razionalizzare l'esistente con azioni di recupero nei centri storici, investire sulla qualità". Infine, il quarto ed ultimo step: l'urbanistica come la sanità. "C'è da realizzare l'area vasta, così si usa meno il suolo, poi si vedrà con il ricorso ad azioni di perequazioni tra i Comuni", spiega l'amministratore. Con la legge urbanistica, anche il Pai e il Ppar, ricorda l'assessore, "dovranno essere rivisti". Insomma, una revisione completa nel tentativo "di mettere in ordine il territorio in tempi stretti e con costi più che sostenibili". L'ipotesi "accentratrice" di Palazzo raccoglie consensi pur con qualche sottolineatura. Patrizia Casagrande, presidente regionale Upi, rammenta che "i Comuni hanno il diritto di titolarità dello sviluppo del territorio ma, con una azione di area vasta da parte delle Province e se c'è una legge che tutela il territorio, ben venga il coordinamento regionale". L'importante però, "è un uso corretto del suolo, utilizzando criteri premiali per il recupero dei centri storici". La preoccupazione, dice, è che "si pianifichi sulle nuove aree ma bisogna anche recuperare i centri storici e non abbandonare le periferie". Se la politica si dice pronta a rimboccarsi le maniche, gli esperti regalano consigli. Enrico Gennari, presidente dell'Ordine dei geologi delle Marche, ha una visione molto chiara della questione. "Gestire il territorio? Gli strumenti legislativi ci sono ma sono datati", chiosa. Il Pai, prima di tutto. "E' basato sulla prevenzione ma è del 2004 e avrebbe dovuto essere rivisto ogni tre anni ma non è stato fatto. E' ottimo ma obsoleto perché il territorio è in divenire e ci sta stupendo di come si sta modificando". Quindi, le premesse. "Le Marche sono una regione fragile, tra quelle a più alto rischio idrogeologico, il nostro è un territorio a pettine, con i fiumi disposti in modo ortogonale rispetto alla linea della costa". Se il Pai è datato, la legge urbanistica appartiene al passato remoto. "E' del '92 dice il geologo -, è una legge vecchia. Troppi interessi, troppe corporazioni l'hanno sempre stoppata". Quindi, la legge sismica. "La 33 del '94, ormai vetusta", secondo Gennari. Stessa musica per il Ppar. "E' degli anni '90, era un buon piano, ora la Regione sta provando a rivederlo". Ma il problema vero è che "non ci sono le risorse per la prevenzione. La Regione mette a disposizione una somma inferiore all'1 del bilancio, ci vorrebbe almeno un 2-3". Dopo l'analisi, le proposte. "Delocalizzare case e fabbriche, come sostiene il Pai, va bene ma ci vogliono i soldi, l'importante è rimettere mano alla legge urbanistica all'interno della quale si potrebbe definire il principio dell'invarianza idraulica e cioè tutte le volte che si va a costruire occorre restituire l'acqua al terreno". Ma occorre anche "lavorare sul reticolo idrografico minore, monitorare il sistema di raccolta delle acque". Infine, un accorato appello. "Sarebbe bene che laddove ci sono risorse, si spendessero e che, per esempio, almeno il 20 dei fondi che arriveranno con lo stato di calamità sia destinato alla prevenzione".