Aprirà in ottobre dopo ventanni di restauro. I tesori pagani e gli affreschi medievali Diventato chiesa nel Medioevo, è un unicum a Roma per le decorazioni di età imperiale Chissà che il Tempio di Portuno, conosciuto anche come della Fortuna Virile, non riesca a scippare lo scettro della popolarità alla Bocca della Verità. Chiuso da almeno trentanni, il possente edificio rettangolare di ordine ionico, contraltare al Tempio circolare di Ercole al Foro Boario, sta per svelare i suoi straordinari tesori. Per ottobre è prevista infatti la sua apertura grazie ad un complesso intervento di restauro, avviato nel 1990 dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Roma affiancata dal 2006 dal World Monuments Fund, la prestigiosa agenzia internazionale impegnata nel sostegno del patrimonio culturale che complessivamente ha messo in campo 880 mila dollari. La visita offre un colpo docchio mozzafiato: attraverso il gigantesco pronao, scandito da otto colonne scanalate integre alte oltre nove metri (il cui restauro terminerà ad agosto) si può accedere alla cella originaria, che vanta un rarissimo ciclo di affreschi del VII-VIII secolo che ricostruisce sulla base dei vangeli apocrifi la vita di Maria, dallinfanzia alla morte. Tra questi spicca il volto della Vergine incorniciata da unaureola in stucco dorato, riportata alla luce nel 2008 dalla coltre di cemento che occludeva labside sulla parete di fondo. «Si tratta di un capolavoro assoluto della pittura dellAlto Medioevo per la qualità delle figure e per i temi inediti per Roma», racconta la direttrice dei lavori Maria Grazia Filetici. Oggi lintero apparato pittorico, disposto lungo le pareti per fasce verticali, appare reintegrato con la sistemazione secondo lordine narrativo di sette pannelli distaccati negli anni Venti, dove si riconosce anche la figura centrale di Cristo con una teoria di cherubini e San Giovanni Battista. La cella conserva anche i frammenti architettonici che testimoniano le profonde trasformazioni da luogo di culto pagano, sopravvissuto a ben due incendi, a chiesa cristiana tra Medioevo e Rinascimento, fino al ripristino delle strutture antiche operato nel '25 da Antonio Muñoz. Ma il tempio diventa un unicum sulla scena romana per aver restituito lapparato decorativo depoca imperiale: «Abbiamo riportato alla luce tutta la superficie rivestita di stucchi antichi, soprattutto nei capitelli ionici quasi tutti integri - racconta la restauratrice Cristina Vazio - Le scanalature delle colonne non solo appaiono stuccate a imitazione del marmo, ma rivelano oggi anche tracce di colori vivaci, rosso con presenze di blu sul fregio. Lipotesi è che fossero policrome». Non mancano le curiosità, come le protomi leonine sul cornicione ovest in travertino: «Michelangelo ne avrebbe preso spunto per Palazzo Farnese», ipotizza Filetici. Per completare il restauro dei lati sud e ovest servirebbe un ulteriore finanziamento dal Mibac di 400mila euro.