«Mi dispiace, la signora è partita e io non posso aprirle». Clic. Così la domestica ha riattaccato la cornetta del citofono e lasciato fuori dal cancello di via Appia antica linviata della Soprintendenza. Rimasto senza risposta il fax spedito due giorni prima a Maria Cecilia Fiorucci, appartenente alla celebre azienda alimentare, giovedì scorso la funzionaria statale ha bussato alla porta per verificare «lo smontaggio e gli eventuali danni» arrecati dalla tensostruttura installata per un affollato ricevimento serale. Si tratta di un gazebo montato senza la prevista autorizzazione, proprio a ridosso del sito archeologico della villa dei Quintili. E sul terreno privato dove si trovano i resti del Circo della villa detà adrianea. Ma che male può fare un gazebo alle vestigia romane dei Quintili? Daltro canto, più dell85 per cento del parco regionale è in mano ai privati, che hanno pure il diritto di organizzare feste allaperto. «Certo, ma devono rispettare le regole edilizie, anche per le strutture temporanee» precisa Rita Paris, larcheologa responsabile della tutela sullAppia. «In questo caso - sottolinea - non ci hanno inoltrato la richiesta di autorizzazione e, ora che chiediamo di andare a verificare gli eventuali danni dei pali nel terreno, neanche ci fanno entrare. Ho spedito una nuova richiesta di sopralluogo, ma intanto gli operai stanno finendo di smontare la tendopoli: e sì che noi avremmo dovuto seguire anche il montaggio». Cade dalle nuvole Maria Cecilia Fiorucci: «Se ho una colpa, è quella di non aver fatto richiesta di autorizzazione. Ma, visto che siamo confinanti, pensavo che la Paris potesse facilmente vedere che ciò che abbiamo fatto montare per la festa del mio matrimonio è una struttura sospesa sul prato, senza pali nel terreno. Mi chiedo perché la Soprintendenza perda tempo a tormentare i privati invece di pensare di vegliare sui monumenti lungo la strada, che se non fosse per noi che controlliamo verrebbero spogliati dai marmi ogni notte, e alle feste, continue, che vengono allestite nelle ville date in affitto. Questa è casa mia da 40 anni, mi chiamo Cecilia in nome della Metella, e non ho commesso nulla di male». Non si tratta solo del gazebo per una festa, sostiene la Paris, che parla «di un corposo fascicolo "Fiorucci" di contestazioni fatte alla proprietà dal momento che ha trasformato il casaletto agricolo anni Trenta in sfarzosa residenza privata». In ballo cè anche la piscina «su cui pende dal 2003 una denuncia alla procura, firmata dallallora soprintendete La Regina, per abuso edilizio». E sullAppia, zona sottoposta a decine di vincoli in base ai quali non si dovrebbe costruire più nulla, oltre agli edifici illegali sono molte le piscine, in case private e circoli sportive, che attendono di essere demolite perché abusive. «Le norme, che qualcuno oltre a noi sarebbe ora si decidesse a far rispettare, vietano che si accendano falò e che si facciano fuochi dartificio» racconta larcheologa. «Sono un pericolo dincendio per il parco, che è invece continuamente vittima dellinquinamento acustico e luminoso causato dalle centinaia di ricevimenti che si tengono nelle ville private». Per non parlare dello smog delle auto, visto che il parco è attraversato ogni giorno da un fiume di macchine (2000 lora, nelle ore di punta). Tanto che due anni fa lex presidente del parco, La Regina, e lex assessore alla Cultura, Croppi, avevano lanciato lidea di una ztl con accesso solo per residenti e visitatori. «Parliamone eccome - insiste la Paris - . Il ministero dei Beni culturali, la Regione e il Comune si devono prendere, tutti insieme, le loro responsabilità. E devono dire cosa dobbiamo fare di questa strada che dallOttocento, come la via Sacra nel Foro Romano, è un "monumento": il primo, straordinario "museo allaperto" europeo. Pensate che agli inizi del secolo scorso i funzionari si lamentavano perché "sulle basole appena restaurate passano i carri e il bestiame". Cosa direbbero ora che dobbiamo assistere ogni sera al corteo di camion per il catering e di auto lussuose che scorrazzano sul selciato romano per raggiungere i ricevimenti in villa?».
ROMA - Gazebo e piscine tra i resti romani sfregi continui nel cuore dellAppia antica
La Soprintendenza per i Beni Culturali ha denunciato la presenza di un gazebo installato senza autorizzazione sul terreno privato della villa dei Quintili, a ridosso del sito archeologico. La proprietaria, Maria Cecilia Fiorucci, sostiene di non aver richiesto l'autorizzazione e che il gazebo non era installato sul terreno, ma su un prato. La Soprintendenza ha richiesto la smontatura della struttura e ha bloccato l'accesso al sito. L'archeologa Rita Paris sostiene che la Soprintendenza dovrebbe concentrarsi sulla tutela dei monumenti e non sui privati, che hanno il diritto di organizzare feste all'aperto.
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