Il colonnato di piazza Dante, sfregiato da un manipolo di teppisti con la gigantesca scritta «viva il brigantaggio», sarà ripulito gratuitamente da un gruppo di volenterosi capitanati dall'architetto Oreste Albarano che vive e lavora a Roma e, dopo aver letto la cronaca dello scempio, si è messo subito in moto: «Siamo pronti, già in viaggio per Napoli, inizieremo subito», ha detto con entusiasmo. II «subito» dell'architetto Albarano significa stamattina. A partire dalle 10 un gruppo di esperti restauratori sarà già al lavoro davanti al colonnato: ed è piacevolmente emozionante sapere che il lavoro sarà fornito in forma gratuita, per dare un segnale di speranza alla città, ma anche per scuotere le coscienze. Per cui è giusto rendere merito alla società che ha messo a disposizione lavoratori e materiali speciali: si chiama «Valentino» ed è specializzata in restauri. L'incredibile circuito virtuoso che si è messo in moto di fronte allo scempio di piazza Dante, è nato nella capitale ed è scaturito da un moto di rabbia. L'architetto Albarano, che lavora per il Ministero per i Beni e le attività culturali, l'altro giorno a Roma sfogliando il Mattino si è ritrovato di fronte alla notizia dello sfregio al colonnato e non ha resistito alla rabbia. Innanzitutto ha scritto una lunga lettera al nostro giornale, poi ha chiamato alla soprintendenza di Napoli e ha chiesto «posso intervenire?». Siccome la burocrazia non consente di sapere chi deve intervenire, quando e perché, l'architetto ha deciso di passare all'azione senza chiedere troppe spiegazioni. Nella lettera, accorata, giunta in redazione l'altro pomeriggio, l'architetto Albarano non ha nascosto di essere un sostenitore delle idee revisioniste sull'unità d'Italia: «Ma questo non potrà mai giustificare un atto teppistico come quello che s'è verificato al foro Carolino», ha scritto sottolineando l'antico nome borbonico di piazza Dante per rendere ancora più vera e severa la sua protesta contro lo sfregio che parla di briganti ma che è stato effettuato semplicemente da teppisti. E per dimostrare il suo affetto nei confronti della città, Albarano ha ricordato, nella lunga lettera «d'amore» alla città di Napoli, il brano di un'opera di Sergio Bruni e Salvatore Palomba: «Pulcinella. Piedigrotta non c'è più e fai il serio anche tu, perché questa città non vuole più solo ridere, perciò togli la maschera e comincia anche tu a rendere questa città più vera. Non è solo quella vecchia storia di maccheroni, pizza e mandolini. Comincia tu a insegnarci come renderla più vivibile». E siccome Albarano ha voglia di dimostrare che «Pulcinella» può fare realmente qualcosa perla città, si è messo in gioco in prima persona: è venuto a Napoli e ha fatto partire l'organizzazione. Innanzitutto è andato personalmente a piazza Dante ieri pomeriggio per guardare da vicino lo sfregio e a capire come rimediare. Ha scoperto che la scritta è stata fatta con bombolette di vernice spray metallizzata, che aggredisce con forza le superfici ed è difficilissime da rimuovere. «Il primo passo dei restauratori sarà quello bagnare la vernice con impacchi chimica speciali, poi si cercherà d ripulire tutto con getti d'acqua ad alta pressione Impossibile usare sabbie o materiali particolarmente aggressivi che rovine rebbero la pietra. Comunque riusciremo a cancellare quello schifo».